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domenica 13 novembre 2011

11-12-2011: THE BEST MOVIE IN 17 YEARS...

Buongiorno miei cari,
che la pace vi accompagni
e che la festa faccia il resto!


Good morning my beloveds,
that the peace accompanies you
and that the festivity makes the rest!

Non vorrei sentirmi coinvolto più di tanto dalle vostre misere scaramucce terricole, specialmente in un momento in cui le tifoserie barbare sembrano prendere il sopravvento su tutto, però, in questa domenica raggiante di novembre, non posso fare a meno di segnalarvi il miglior film mai visto negli ultimi 17 anni su questo vostro pianeta depresso...


I would not feel of being involved more than a lot in poor earthlings skirmishes, especially in a moment in wich the barbarian supporters seem to take the windward on all, but, in this shining sunday of november, I cannot dispense myself from recommend you the best film ever seen in the last 17 years on your depressed planet...

Oggi queste immagini sostituiscono il sermone della domenica... gioite e vivete!!

Today these images replace the Sunday Sermon... 
enjoy and live!!


12-11-2011





domenica 25 settembre 2011

CAT PEOPLE - Il bacio della pantera


Buongiorno miei cari,
che la pace vi carezzi, senza artigli!

Finalmente con questo sermone incontriamo uno dei cineasti di cui ho maggior stima. Il vincitore del sondaggio questa settimana è, infatti, Cat People - Il bacio della Pantera, film diretto nel 1942 da Jacques Tourneur. Molti di voi forse avranno sentito parlare del remake che di questa pellicola fece Paul Schrader nel 1983, con protagonista Nastassja Kinsky e colonna sonora di David Bowie e Giorgio Moroder. Bene, oggi invece parleremo dell'originale di quarant'anni precedente, e del suo autore… anzi acceneremo qualcosina sul suo autore, perchè credo proprio che il signor Tourneur sarà uno dei prossimi HBOTM. Dunque, da dove potrei cominciare? Forse dall'inizio? Jacques Tourneur nacque a Parigi nel 1904, figlio di un rinomato regista del muto, Maurice Tourneur.

Jacques Tourneur
Quando aveva 9 anni, Jacques volò in America con suo padre, che si spostò a Hollywood per intraprendere una carriera come autore di film sonori; carriera di tutto rispetto, quella di Maurice Tourneur, che lo rese molto rispettato tra i colleghi grazie al suo stile particolarmente riconoscibile per le scenografie complesse e le illuminazioni spettacolari.
Il piccolo Tourneur cominciò la sua carriera in un ufficio alla MGM, nel frattempo fece qualche particina e collaborò a qualche soggetto per i film del padre. Dopo esser tornato in Francia per un breve periodo, il primo incarico vero fu quello di regista della seconda unità per il film della MGM A Tale of two cities del 1935. In quell'occasione incontrò la persona che fu fondamentale per la sua carriera, il produttore Val Lewton. Nel 1936 cominciò a dirigere cortometraggi a soggetto per lo studio e di lì a poco avrebbe fatto il salto approdando alla sezione dei b-movie horror della RKO, di cui Lewton era il capo. La coppia Val Lewton & Jacques Tourneur è stata definita da alcuni i Lennon/McCartney del cinema e, se non fosse che non conosco così bene i Beatles, mi sentirei di sposare in toto questa definizione.

Val Lewton
La coppia, infatti, produrrà nel biennio 1942-43 tre capolavori assoluti dell'orrore classico, tre film che segneranno lo stile elegante e misterioso del cinema fantastico dello studio RKO, in quegli anni concorrente del più spettacolare, commerciale e longevo Universal (due marchi di cui abbiamo già parlato, ricordate?). Cat people, del 1942, I walked with a zombie, del 1943 e Leopard Man sempre del 1943 sono tre pellicole che, meglio di tutte le altre, descrivono il tocco alla Tourneur. Di queste tre, la più conosciuta è sicuramente, forse anche grazie al citato remake anni 80, Il bacio della pantera. Film sopseso, suggestivo e lirico, decisamente nero, più conosciuto per quello che cela che per quello che mostra, Il bacio della pantera è un esempio di quello che poi diventerà il thriller psicologico degli anni 50/60, condito con un elemento soprannaturale mai gratuito o volgare.

domenica 18 settembre 2011

SUNDAY SERMON: Caltiki, il mostro immortale

Buongiorno miei cari e buona domenica...
che la pace vi accompagni... fino alla fine del mondo!!

Eh, già, perché oggi parliamo di leggende Maya e fine del mondo, ma anche di radioattività, tesori nascosti, esseri unicellulari e grandi maestri! Sono molto felice che il vincitore di questo primo sondaggio della nuova stagione sia Caltiki, il mostro immortale, film del 1959 di Riccardo Freda. Questo film è un esempio abbastanza raro di horror-fantascientifico all'italiana e, guarda caso, annovera come direttore della fotografia Mario Bava, colui che pochi anni dopo ci regalerà Terrore nello spazio. In linea con una abitudine in auge a quei tempi, ovvero quella di riadattare-copiare i prodotti di successo made in usa (pensate anche alle canzonette), la squadra capitanata dall'austero Freda si cimenta con una versione rivista e "condita" di Blob e Quatermass Xperiment (infatti avevo messo in votazione anche il primo Quatermass... ne parlerò prima o poi, sono un grande fan del Prof. Quatermass e Val Guest). La ricetta base è quella del film con Steve McQueen e cioè l'esistenza di un terribile mostro informe in crescita incontrollabile che, naturalmente, distrugge tutto quello con cui viene a contatto. 
Riccardo Freda
Su questa idea base, i cuochi italiani (e tutti sanno che la cucina italiana è la migliore al mondo!) aggiungono una serie di ingredienti per costruire un piatto cha tanto assomiglia ad una zuppa... o meglio, ad una ribollita. Bene, si comincia con un po' di spezie per dare alla ricetta un che di esotico: spedizione antropologica in Messico per scoprire la ragione dell'estinzione dei Maya. La leggenda tramanda che il popolo centro-americano sia scomparso per la terribile catastrofe scatenata dall'ira della dea Caltiki, che,"…è unica, la sola dea immortale… e quando il suo sposo apparirà nel cielo, il potere di Caltiki distruggerà il mondo…". 

Mario Bava
Niente male, vero?! Dopo le spezie esotiche aggiungiamo un po' di ottima ciccia saporita, pancetta direi: la spedizione giunge nella terra dei Maya e scopre un tesoro nascosto. La scoperta costerà la vita ad un paio di esploratori e, ovviamente comincerà a irritare la cara e vecchia Caltiki, che mostrerà il suo potere struggendo un po di volti di malcapitati. L'effetto del volto devastato dal mostro è decisamente shockante, credo proprio di poter dire che c'è lo zampino di Mario Bava... ecco, una dose di proto-gore che i cugini anglosassoni negli anni '50 ancora si sognano.


domenica 31 luglio 2011

THE CRAWLING EYE: eye for an eyelien!

Buongiorno miei cari
che la pace abbia un occhio di riguardo
e vi risparmi di perdere la testa!

Ad essere sinceri questa settimana il quorum non sarebbe stato raggiunto, e dunque non dovrei seguire le indicazioni del popolo per sermoneggiare. Siccome il film che, alla chiusura del sondaggio, è risultato il più votato è anche quello che avrei preferito vincesse (che strano?!), gli dedicherò comunque il sermone. The Crawling Eye, pellicola targata 1958, anno di uscita in Inghilterra. Conosciuto anche come The Trollemberg terror, TCE è tratto da un soggetto di Peter Key che era già stato utilizzato per un saturday serial per la TV inglese ITV e che il buon Jimmy Sangster, glorioso artefice della mitica Hammer Film, ha tradotto in sceneggiatura per questo film. Scusate ma questa settimana il sermone sarà abbastanza sbrigativo perchè la PP mi impone di trasportare il mio involucro terrestre altrove per una festa giapponese... e sapete che alla PP non si comanda. 

Anne... she feels the evil! The crawling eye, 1958
Dunque, velocemente, The Crawling Eye è un classico horror sci-fi garantito! Prodotto in UK invece che in USA ha dei tratti distintivi del nascente gusto orrorifico tutto britannico (Amicus e Hammer appunto), ma per il resto gli ingredienti ci sono tutti... e quando dico tutti intendo tutti insieme! Due sorelline in viaggio dirette in Italia, entrambe carine e una delle due per di più sensitiva, il super-professore scienziato, l'investigatore navigato dal grilletto facile, un laboratorio-osservatorio tecnologicamente all'avanguardia, montagne isolate nella provincia svizzera... e cosa volete trovare in un luogo come questo?! Ma naturalmente un mostro alieno mutante radioattivo che, nascosto all'interno di un banco di nebbia-nuvolone super-sospetto si diverte a decapitare gli escursionisti che si avventurano sul monte Trollemberg, possedendo le menti di altri malcapitati per indurli ad uccidere chiunque cerchi di impedirgli di giocare, il tutto di fronte ai rilevatori ultra-sofisticati dell'osservatorio e del professorone Giacobbo-like!!

Ecco, immaginatevi voi il resto. Non me la sento di farvi vedere il mostro perchè è un capolavoro e dovete aspettare con pazienza tutta la prima ora del film prima di poterlo vedere, anche se, molto generosamente, gli autori ci regalano il risultato di un suo giochetto dopo solo poche decine di minuti dai titoli di testa, mostrandoci un bel cadavere decapitato. Questo è un bel gesto, molto inglese!  
Molti i rimandi che questa pellicola accende nella mia mente, come ad esempio l'ambientazione fredda e innevata delle Alpi svizzere fa venire in mente il Polo Nord de La Cosa da un altro mondo, ma sopratutto la nebbia-nuvola che porta la morte sicuramente avrà dato un input importante a John Carpenter per il suo The Fog, il quale, d'altronde, ha dichiarato apertamente di essersi ispirato a The Trollemberg terror per il suo film.

Giacobbo-like prof on the left and tough journalist-investigator on the right
Non voglio rovinarvi più di tanto la visione di questa chicca, ma una cosa devo dirvela. Di tutti gli showdown dei film di fantascienza del periodo questo è quello più militante in assoluto... e perchè??! Chiederete voi incuriositi?... perchè i mostri delle rocce atomiche vengono sconfitti (o meglio ammorbiditi, perchè il colpo di grazia lo darà un superjet bombardiere con tanto di evoluzioni acrobatiche sui poliponi alieni!) dal gruppo di superstiti asserragliati dentro al bunker osservatorio con delle bombe molotov!!!! Grandioso!!!
Detto questo scappo verso il sol levante e vi raccomando di cercare una copia di questo esempio di contaminazione orrorifica del classico alien-invasion (ora che ci ripenso anche i vari Quatermass potrebbero andare a braccetto con questa pellicola, insomma, il british touch si sente eccome!), editato da poco anche in italiano... un po' di montagna innevata con questo caldo non può che farvi bene!!!

The Trollemberg with the strangest cloud ever seen!

domenica 24 luglio 2011

Mario Bava at his best: TERRORE NELLO SPAZIO

Buongiorno miei cari,
che la pace sia con voi...
e voi tenetela stretta per la mano
perchè questa settimana la portiamo...
 nello spazio profondo!

Come ormai avrete capito, a me piace andare a pescare nel torbido e scoprire quelle pellicole che la maggior parte di voi terricoli ignora o comunque reputa poco degne di attenzione. Questo sermone, per volontà popolare, sarà dedicato ad un grande maestro italiano che la maggior parte di voi reputa un negletto della storia del cinema; in realtà devo dire che, per i miei gusti, Mario Bava è una superstar della critica "alternativa", studiato, omaggiato, restaurato, rassegnato ecc... Allora perchè dedicare un sermone a Mario Bava? Intanto perchè lo avete scelto voi tra gli incubi proposti questa settimana e poi perchè il film scelto, Terrore nello spazio, è uno dei film che preferisco della filmografia di Mario Bava, insieme a La ragazza che sapeva troppo, Ercole al centro della terra, Diabolik e Cani arrabbiati, ed è uno di quei film del maestro sanremese che spesso vengono dimenticati, o comunque non osannati e citati come altri (La maschera del demonio, I tre volti della paura o Reazione a catena ad esempio).

MARIO BAVA behind the camera
Terrore nello spazio è l'unico film di fantascienza "pura" di Mario Bava, nonostante lui fosse un grandissimo appassionato di questo genere. A dimostrazione di questa passione per la fantascienza mi piace far notare che Terrore nello spazio è sì l'unico film ascrivibile in toto al genere, ma Bava ha sempre flirtato coll'estetica sci-fi, come direttore della fotografia per altri registi (La morte viene dallo spazio, di Paolo Heusch, Caltiki il mostro immortale di Riccardo Freda), da regista facendo film di fantascienza "mascherati", che tra l'altro sono quelli che preferisco di tutta la sua carriera, come Diabolik, ma anche Ercole al centro della terra, e, sopratutto, con il suo famosissimo uso spregiudicato della fotografia artefatta e sempre innaturale (mi vengono in mente Operazione paura e La frusta e il corpo). Di tutti i generi che scimmiottavano quelli americani, la sci-fi in Italia non ha mai preso piede, nonostante il pionieristico esperimento di Paolo Heusch La morte viene dallo spazio e la serie dei film sci-fi di Antonio Margheriti (che io adoro!!!), non è mai nata una spaghetti-fantascienza.  Il soggetto del film (di cui vi dirò il meno possibile!) è tratto da un racconto di Renato Pestriniero "Una notte di 21 ore", pubblicato nel 1960 nel numero 3 di INTERPLANET: ANTOLOGIA DI FANTASCIENZA.

Stylish space suits from Terrore nello spazio, Mario Bava 1965

domenica 3 luglio 2011

Dead Men Walk - PRC, del vampirismo, della povertà e dell'eleganza

Buongiorno a tutti,
che la Pace Rigogliosa Cresca 
nei vostri cuori bio-meccanici!

E anche questa settimana, con la precisione di un treno svizzero regolato al quarzo, ecco inesorabile il Sermone. Secondo della nuova ondata, per il quale nessun film è riuscito a raggiungere il quorum e dunque, come preannunciato, a tema libero!! Siccome il tema del sondaggio della settimana era il vampiro, ma non il vampiro classico stokeriano, semmai il vampiro deviante, la female vampire e il vampiro sui generis, come ad esempio il mad-doctor vampire di Blood for the vampire di Henry Cass, ecco, siccome il tema era questo, ho cercato un film e un argomento che non si distanziasse troppo dal tema proposto. Oggi mi va di parlare di una gemma che ho avuto la fortuna di incontrare per caso, facendo non so quale ricerca: Dead Men Walk di Sam Newfield

Allora, ovunque proviate a cercare troverete recensioni denigratorie di questo piccolo film, invece io lo adoro. E' stato amore a prima vista e, scavando un po', mi sono anche fatto una ragione di questo colpo di fulmine. Ci sono almeno tre motivi per cui DMW vale la pena di essere visto: primo dura soltanto 64 minuti; secondo, è un interessante variazione sul tema del vampiro alla Bram Stoker, molto torbida e evocativa; terzo, il film è prodotto dalla mitica PRC, pregevole company della Poverty Row, in cui spesso ci siamo imbattuti, trattando le vicende di Edgar G. Ulmer e del produttore Leon Fromkess, che prenderà in mano le redini dello Studios in un secondo momento (di cui parleremo ancora... e ancora), dando la decisiva sterzata crime e nera (per la cronaca Fromkess produrrà negli anni '50 la serie Furia, cavallo del west!!).

Producers Releasing Corporations first logotype 1939
Ecco, a questi tre motivi, aggiungete che alle volte certe critiche si permettono di trattare con sufficienza quello che, per motivi esclusivamente legati alle ristrettezze economiche, risulta essere, agli occhi annebbiati dal luccichio del banale mainstream, un prodotto scadente. Beh... cari miei, intanto una bella iniezione di rispetto in soluzione alcolica e, dopo un paio d'ore, una bella pasticca di competenza senza arroganza. Tolto il dentino, il Sermone della domenica può cominciare e da dove potremmo cominciare, se non dall'inquadramento della realtà socio-economico-produttiva del film?! Per far questo, dobbiamo parlare della PRC, Producers Releasing Corporation. Nata sulla strada tracciata dalla mitica Monogram Pictures - Allied Artists, con lo sforzo dei fratelli Sigmud e Samuel Newfield, la PRC è uno degli studi attivi sulla Poverty Row di Hollywood. La sua storia è legata indissolubilmente a quella dei due fratelli, il primo in qualità di produttore e l'altro come primo regista della squadra. Attiva dalla fine degli anni '30, alla PRC passeranno diversi talenti, per lo più snobbati da tutti, tra cui mi piace ricordare Edgar G. Ulmer e Bernard Vorhaus, ma anche Steve Sekely e, in un certo senso, tramite Leon Fromkess, anche Sam Fuller! La distribuzione-produzione resterà in piedi fino al 1948, dopo la branca distribuzione sarà rilevata dalla neonata Eagle Lion e in seguito, fine anni '50, dalla United Artist. Solo queste due ultime indicazioni, dovrebbero dalla la percezione della "qualità" del catalogo PRC negli anni '40. Beh, detto questo, parliamo un po' di questo gioiellino nero: DMW è un film sospeso, i detrattori diranno noioso, è un delizioso racconto atmosferico, gli stessi di prima diranno stilizzato, con un interessante spunto fantastico-orrorifico che coinvolge vampirismo, esoterismo e culto magico-satanico. Insomma, come saprete ormai, non ho voglia di raccontarvi la trama, ma sappiate solo che potremmo parlare di una specie di Dead Ringer in salsa B-movie e dove il diavolo ha messo lo zampino... non male, che ne dite?! Adesso vorrei darvi solo un'ultima indicazione: potete vedervelo all'istante andando a collegarvi al mitico archivio di Archive.org, ve lo prescrivo per la serata... ottimo dopo sole!!!

domenica 26 giugno 2011

Beyond the time barrier - il futuro è dark!!

Buongiorno miei cari,
che la pace vi segua anche nel futuro...
 come un sicario!!
Eccoci qua. Miei cari terrestri illuminati, l'appello alla partecipazione al voto sembra che sia stato raccolto e, anche se con una decisiva spintina data dal vostro premuroso medico del balordo, il quorom questa settimana è stato raggiunto. Con ben 5 voti Beyond the time barrier di Edgar G. Ulmer ha strappato la vittoria al foto-finish a Bela Lugosi meets a Brooklyn Gorilla, che ha riscosso ben 4 preferenze. Ottima scelta, miei dolci seguaci! Di Edgar G. Ulmer abbiamo già fatto la conoscenza con l'HBOTM di maggio, mi premeva comunque dedicare un spazio di approfondimento a questo film, molto particolare e importante, come un po' tutte le pellicole del grande maestro ungherese d'altronde.
Beyond the time barrier è un film di fantascienza del 1960, interpretato e prodotto da Robert Clarke, che dovreste ricordare bene come protagonista del grandissimo Hideous Sun Demon. Ai più acuti di voi si dovrebbe essere già accesa una lampadina, infatti, come HSD, anche BTTB è una pellicola che travalica la semplice categoria della sci-fi movie e usa il genere per veicolare un concetto astratto, filosofico. Il problema in questione è il futuro dell'umanità e lo scopo della ricerca scientifica. BTTB è una parabola apocalittica che, come già HSD, parte dalla considerazione che, con lo sviluppo paranoico della sperimentazione atomica, il futuro del pianeta e della razza umana potrebbe riservare delle paurose sorprese. 
Robert Clarke, 1920 Oklahoma City - 2005 Valley Village, CA US
Roberte Clarke aveva già lavorato con Edgar G. Ulmer in The Man from planet X, altro piccolo capolavoro di socio-sci-fi, ed è lui in persona a chiamare il maestro del "6 giorni di riprese" per dirigere il suo film. La produzione di BTTB fu finanziata da alcuni sponsor texani e il film fu girato nelle location del Texas Centennial Exhibition Fair Park. Clarke ottenne la collaborazione ufficiale dell'US Air Force e della Texas Air National Guard che gli permise di girare alcune sequenze fondamentali nel compound Fort Worth's Carswell Air Force Base e nella base abbandonata Marine Corps Air Station Eagle Mountain Lake ed inoltre acconsentirono ad usare dei fotogrammi del jet supersonico avveneristico con ala triangolare Convair F102 Delta Dagger, utilizzato nel film come veicolo sperimentale per il volo sub-orbitale che porterà il protagonista a sfondare la barriera spazio-temporale.

lunedì 20 giugno 2011

How do I get to Casablanca?

 Buongiorno miei cari,
 anche di lunedì la pace rassereni i vostri cuori... 
o almeno i vostri circuiti! 
La PP questo fine settimana ha sferrato un attacco veramente duro, tanto che, per tutta la giornata di ieri, il vostro caro medico del sordido ha dovuto combattere contro orde di fantasmi surfisti. Beh... la lotta è comunque stata vinta, ed allora, con un giorno di ritardo, eccovi il vostro tanto atteso...
La democrazia sta lentamente riappropiandosi dei suoi spazi, ma non sono ancora contento della partecipazione. Dobbiamo votare con maggiore decisione ed entusiasmo. Oltretutto questa settimana i film da scegliere erano anche molto conosciuti.  Credo, dunque, che sia giunto il momento di stabilire il QUORUM DEL DOTT. SINEMA!! D'ora in poi, "Il più temuto" della settimana sarà decretato tale solo se raggiungerà almeno 5 voti, in caso contrario il tema del sermone sarà libero!

Stanley Baker in action - Hell is a city, Val Guest 1960
Beh... comunque, il vincitore di questa settimana sarebbe Casablanca di Micheal Curtiz. Ora, come fu per Eraserhead, credo che ogni commento a questa pellicola sia superfluo, e dunque lo lascio ai luminari della critica cinematografica. Molto più interessante mi sembra invece l'unico voto che ha ricevuto Hell is a city.
Come avrete sisuramente capito, questa volta l'attenzione è dedicata ad un genere che più di tutti ha segnato in modo indelebile la storia del cinema; Godard diceva che il cinema "è" il cinema poliziesco, non ne esiste altro. Come al solito mi trovo a concordare con lui. Di fatto, prima il gangster movie, poi  l'hard boiled, infine il più sofisticato e ambiguo noir, che conoscerà innumerevoli reincarnazioni e neo-ismi vari, il cinema è sempre stato accompagnato da storie di poliziotti e criminali, prima con ruoli nettamente separati e una  morale chiara, poi, progressivamente, i ruoli si sono mescolati e la morale sempre più si è andata complicando in duri affreschi umano-metropolitani.

domenica 12 giugno 2011

VAMOS A MATAR EL SUN DEMON, COMPANEROS!!

Buongiorno miei cari
 che la pace sorga 
insieme al sole ogni mattina

Hey ma'am, tell Dr. SINema that I'm on my way, please
Dopo una settimana di riposo, ecco di nuovo il vostro premuroso medico del torbido pronto a regalarvi il suo sermone. Questa volta la democrazia ha avuto un po' più di partecipazione e il risultato si vede, the winner is: THE HIDEOUS SUN DEMON! Ma pensate che coincidenza?! In questa giornata particolare per voi terrestri che abitate nello stivale, il Dr SINema andrà a parlare di un film che è un culto del genere dei "mostri atomici", da non crederci, vero?! Invece, miei cari, dovete credere, perchè la fede è la guida per tutto!!

Bene, lasciamo perdere i convenevoli e torniamo a noi. La scorsa settimana ho promesso comunque di recuperare un breve commento sul film vincitore del poll "western", ovvero "Vamos a matar, companeros!", pellicola di Sergio Corbucci del 1970 con Tomas Milian e Franco Nero. Il film rientra nel genere odiosamente chiamato "spaghetti western", comunemente riferito a quelle pellicole prodotte in Italia negli anni '60 che si rifacevano al genere del western americano. Il fatto che gli Italiani si appropriassero di un genere così tipicamente ed esclusivamente americano, potrebbe facilmente suggerire una bassa manovra speculativa e di banale plagio, il problema è che un regista come Sergio Leone ha reinventato il genere western arricchendolo e re-insegnandolo agli stessi americani (pensate alla fortuna e al talento di Clint Eastwood!). A parte il fatto che io considero Sergio Leone uno dei più grandi registi di tutti i tempi mai nati sul vostro pianeta, devo riconoscere all'intero genere una peculiarità tutt'altro che fine a se stessa. Il western all'italiana ha prodotto una serie di pellicole di notevole impegno che, con la metafora della frontiera, dell'eroe cinico e corrotto, della rivoluzione messicana, hanno descritto con grande intuizione il mondo a cui andavate incontro, quasi a presagire quella che sarebbe stata chiamata la stagione degli "anni di piombo" (questa sì oggetto di speculazione, ma tanto alla moda ultimamente!). Nonostante non tutti i film siano stati all'altezza della trilogia del dollaro o di Requiescant, Quien Sabe?, Se sei vivo spara, Django (questo sicuramente non lo è!) il genere, per quanto tale, mi sento di approvarlo in toto. Dunque, cosa aspettate miei cari?? VAMOS A MATAR, COMPANEROS!!
Vamos a matar companeros! - Sergio Corbucci, 1970
Ma tornando al vincitore di questa settimana, che dire? Beh, innanzi tutto che esporsi alle radiazioni nucleari proprio bene non fa! Anche se a guardare con attenzione con il terzo occhio, il make-up del Sun Demon non è niente male, vero?!

domenica 29 maggio 2011

M...come Mad Love!

BENVENUTI MIEI CARI


QUANDO LA PACE HA LE MANI LEGATE...
E' IL MOMENTO DI AMPUTARLE!


Questa volta il sermone arriva un po' in ritardo. Me ne scuso, ma gli eventi hanno costretto il vostro orribile medico del male a fare le corse e solo adesso trovo il tempo per scrivere. 

Stephen Orlac (Colin Clive) with his wife actress Yvonne (Frances Drake)
Dunque, il vincitore del sondaggio di questa settimana è Mad Love - Amore folle, pellicola girata nel 1935 da Karl Freund e interpretata da Peter Lorre (chi volesse leggersi una sinossi, clicchi qui). Pensate che coincidenza?! Già, perchè Peter Lorre sarà l'HBOTM di giugno, sembrerebbe proprio una fortunata casualità, o, ad esser maliziosi (e noi lo siamo per genesi!) potrebbe sembrare una calcolata macchinazione. Siccome sono un grande fan della dietrologia e di tutte le teorie del complotto, vi dico subito che questa è una macchinazione bella e buona. A tal proposito, mi sa che devo spiegare di nuovo come funziona la scelta dell'argomento del sermone: ogni settimana vi propongo 8 titoli da votare nel sondaggio IL PIU' TEMUTO; il film che, alla chiusura del sondaggio il sabato notte, vincerà, sarà l'argomento del sermone della domenica. Se però, come a questo giro, soltanto 2 persone esprimono la loro preferenza, a me risulta abbastanza facile votare 2 volte lo stesso film e decidere autonomamente di che cosa parlare. Quindi, anche se non avete mai sentito parlare dei film in concorso, votate lo stesso quello che vi incuriosisce di più, così poi leggerete il sermone e magari avrete l'illuminazione e la dritta per l'incubo prescelto, e questa è democrazia!!

Hans Beckert - M by Fritz Lang, 1931
Detto questo andiamo veloci a sermoneggiare su questo capolavoro strisciante. Mad love è il primo film americano di Peter Lorre e l'ultimo da regista di Karl Freund. Il piccolo attore ungherese aveva esordito al cinema con l'interpretazione del maniaco omicida Hans Beckert in M - Eine Stadt sucht einen Mörder di Fritz Lang del 1931 e, costretto a fuggire dalla Germania nazista nel 1933 (ma quanto avrà fatto bene all'arte quel frustrato microcefalo con i capelli unti e i baffini alla Chaplin??!!) riparerà in Inghilterra dove incontra Alfred Hitchcock che lo farà lavorare nei film L'uomo che sapeva troppo (1934) e L'agente segreto (1936). Nel 1935 giunge ad Hollywood e qui trova immediatamente spazio per dare sfogo alla sua recitazione a forte impronta espressionista, appresa bene negli anni della sua formazione in Germania, nel genere horror che in quegli anni imperversava nella mecca del cinema. Il regista Karl Freund, anche lui di origine Austro-ungarica, è stato direttore della fotografia di maestri del calibro di Carl Theodor Dryer, Fritz Lang, Wilhelm F. Murnau e Tod Browning, ed ha diretto per la Universal nel 1931 Boris Karloff ne La mummia.

domenica 22 maggio 2011

Forbidden Planet - architettura shakespeariana



Buongiorno miei cari!
La pace si costruisce ogni giorno...
e si smonta ogni notte!!

Sermone speciale. Forbidden Planet, uno dei primi film di fantascienza classica a colori che ogni piccolo terrestre si vanta di aver visto almeno una volta nella vita. Perchè allora farne oggetto di un sermone?! Qualcuno potrebbe giustamente chiedersi...ve lo spiego subito: perchè alle volte capita che, anche il mainstream più estremo può riservare dei lati nascosti ed intriganti, tutto sta è avere l'occhio illuminato e, soprattutto, il cervello atomico!
Per darvi l'idea di cosa intendo, questa settimana, come annunciato d'altronde, mi avvarrò dell'aiuto prezioso di un'ancella del demonio d'eccezione. Più che una mente illuminata, un mente illuminata e scientifica, divulgatrice di studi puntuali su cinema fantascientifico e architettura - che poesia!! Dunque a te la parola, Fusa:


Forbidden Planet è il primo film di fantascienza realizzato dalla MGM, e la potente casa di produzione investì per questo debutto oltre un milione di dollari, la cifra più alta fino ad allora mai spesa per la realizzazione di un film fantascientifico. Il costo di produzione così alto è dovuto in parte alla realizzazione delle maestose scenografie totalmente ricostruite in studio ma soprattutto agli effetti speciali animati realizzati in collaborazione con lo staff della Disney.
La sceneggiatura di Forbidden Planet è tratta da un racconto di Allen Adler e Irving Block intitolato Fatal Planet liberamente ispirato a La tempesta di William Shakespeare; il cambio del titolo in Forbidden Planet fu una scelta promozionale della casa di produzione, ma la trama è pressoché identica a quella del romanzo, tranne che per il lieto fine e l’ambientazione più “vicina” che c’erano nel racconto (ambientato nel 1976 sul pianeta Mercurio). 
Il film (caso pressoché isolato in tutti gli anni Cinquanta) s’inserisce degnamente nella corrente matura e sofisticata del genere fantascientifico, al punto che per il critico cinematografico Aldo Moscariello, Forbidden Planet è "il film di fantascienza come uno se lo immagina, anzi anche migliore".  I meccanismi del terrore ben studiati, con il mostro che non appare mai ma che si lascia solo immaginare, diffondono in tutta la pellicola un alone di insicurezza e diffidenza verso il prossimo che coinvolge ed inquieta lo spettatore, al punto che Jeff Rovin definisce il film come " the most awesome science-fiction spectacle ever made". Il mostro dell’ID fu realizzato da Joshua Meador, all’epoca a capo del dipartimento effetti speciali della Disney, e, sebbene lo si intraveda soltanto nella scena in cui assale l’equipaggio, riuscì a spaventare molto il pubblico, al punto tale che la scena venne censurata in alcuni Paesi.

domenica 15 maggio 2011

La morte ha fatto l'uovo, free-jazz giallo!

Buongiorno cari miei,
vi arrida la giornata e che la pace vi mostri i denti!

Questa settimana dovrò celebrare un vincitore indiscusso. La morte ha fatto l'uovo di Giulio Questi ha sbaragliato la concorrenza a mani basse. Complimenti miei cari, siete degli umani illuminati, ormai non ho più dubbi. Questa volta non ho nemmeno dovuto truccare le carte, la democrazia ha vinto!

Dunque, La morte ha fatto l'uovo, diretto da Giulio Questi nel 1968, subito dopo un altro film che denunciava la tendenza iconoclasta del regista bergamasco, Se sei vivo spara. Tendenza iconoclasta, non mi vengono termini migliori per descrivere quello che è l'atteggiamento di Questi nei confronti dei generi cinematografici e del linguaggio cinematografico stesso. Come lui stesso dichiara nell'intervista che accompagna la vhs de La morte ha fatto l'uovo: "La mia ossessione è questa, il problema del lnguaggio; i contenuti, oramai, sono ridicoli, perchè tutte le storie che c'erano da raccontare sono state raccontate. Leggo ancora dei critici che giudicano un film in base a quello che succede ai personaggi…Un'ignoranza di tipo estetico hanno, vergognosa. E' il linguaggio che conta, e più il linguaggio è forte, innovativo, più la storia deve essere semplice, direi quasi banale. Proprio la contraddizione di quelle che dicono "alte"."  A me ricorda qualcosa, a voi no?! Inutile aggiungere che mi trovo assolutamente in linea con questa idea di cinema.
Rivedendo il film per preparare il sermone mi sono venuti in mente molti rimandi, su tutti Jean Luc Godard (i più maliziosi noteranno che in gara avevo anche messo Alphaville), inevitabile parallelo se l'intenzione è quella dichiarata qui sopra. Il problema del linguaggio, della sperimentazione sul linguaggio, era considerato in quegli anni un campo cruciale, politico. Tanto è vero che, sempre nella stessa intervista Questi dichiara anche che, in quegli anni, i film dovevano far male, disturbare, shockare tutti, se no non erano buoni, oggi, al contrario, le pellicole devono assecondare e rassicurare tutti, se non no escono!  Praticamente assistiamo ad un percorso che da Luis Bunuel porta a Gabriele Muccino e il paragone non è così provocatorio come sembra; leggete cosa scrive la critica di Muccino e ditemi se non lo considera un autore?!…nel mio pianeta una cosa del genere sarebbe…no, semplicemente, non sarebbe!!

Jean Luc Godard
Scusate, non mi sarei mai aspettato di citare un terricolo così inutile in un sermone, ma a volte per capire bisogna fare esempi. Rewind, il linguaggio. Giulio Questi, a suo dire  inconsapevolmente, giunge nel campo della ricerca della destrutturazione del linguaggio cinematografico dove da anni lavora il genio francese (lo so, è un ossimoro, ma Godard è nato a Parigi cosa posso farci?!) e, parallelamente, percorre la sua strada. Merce, pubblicità, capitale, classe operaia, nuovi ricchi, nuovi assetti sociali, nuovi attriti e nuovi conflitti: consapevoli di tutto questo, per descrivere la realtà, ma sopratutto interpretarla, la rivoluzione deve necessariamente partire dal linguaggio, che dovrà inglobare tutte queste istanze, digerirle e demistificarle, restituendo una visione del mondo de-codificata; esattamente il contrario di quello che succede adesso, dove la parola d'ordine è riformismo…io direi ri-staurazionismo o ri-fascismo! Comunque, Giulio Questi di questo si interessa e ne La morte ha fatto l'uovo questa idea è invasiva. Tutto il film è una specie di fantasaggio sul pericolo del consumismo sfrenato e il delirio del capitalismo edonista (greed direbbero gli americani!), confezionato in 90 minuti di puro godimento estetico psichedelico. La prima cosa che salta agli occhi è l'uso delle panoramiche nella sequenza iniziale, che seguono le diagonali delle architetture, descrivendo un immaginario di cemento armato e vetro a colori. Il colore è l'altro richiamo al nuovo corso: caduto il mondo sottoesposto delle certezze monocratiche in bianco e nero, la realtà è invasa dal colore, dalla moda, dalla musica, la libertà, l'amore libero ("l'amore è coraggio e il coraggio è un lusso" recita una battuta del fim), il libero pensiero esplodono (come in Zabrinskie Point, ricordate?) in Eastmacolor!! La velocità è un'altra caratteristica del cine-linguaggio esposto in La morte ha fatto l'uovo: velocità di montaggio, che salta e slitta di sincronia molto spesso; velocità di dialoghi, con sparate serratissime quasi stream of consciousness; velocità di movimento di macchina con carrelli e panoramiche ripetitive e del tutto ingiustificati dal punto di vista della scrittura classica.

domenica 8 maggio 2011

LORNA...an agricultural drama



Buongiorno miei cari!
Buona domenica…e questa domenica, vi porto in campagna!


Che la pace sia con voi, malgrado gli insetti!!

Anche questa settimana il sondaggio si è concluso con un pareggio. Non mi sono potuto esimere, infatti, dal votare per Daughter of horror, dopo che un "illuminato" aveva già espresso la sua preferenza per questa pellicola imperdibile. Il dottor SINema ti stima molto, buon terrestre! Detto questo, il mio senso democratico, che tanto ho lavorato per estirpare e che la vostra condotta di vita terricola è riuscita a far tornare con un rigurgito alle volte insopprimibile, mi impone di premiare un altro capolavoro, che la massa ha voluto fin dall'inizio con una specie di plebiscito indiscutibile: Lorna! Ma non mi dimenticherò di Daughter of horror, e ne parleremo ampiamente nei prossimi giorni.

Bene, Russ Meyer dunque. Inutile dire che il buon vecchio erotomane californiano ha lasciato il segno nella mia formazione terrestre, perciò due parole per lui le spendo più che volentieri.

Mr Russel Albion Meyer
Fotografo e cineoperatore durante la seconda guerra mondiale nella campagna in Europa, il giovane Russ seguì il generale Patton per un lungo periodo e parte dei suoi filmati furono usati per il film premio Oscar del 1970 Patton,  generale d'acciaio. La tecnica, si può veramente dire, l'ha appresa sul campo. Infatti la prima cosa che si nota nelle sue pellicole è che dietro la macchina da presa non c'è uno sprovveduto. Dopo i primi film surreal-fumetto-stripper (Eve and the handyman, The Immoral mr. Teas e l'immenso Wild Gals of the naked west!) con Lorna inizia il periodo cosiddetto "nero" del regista californiano, costituito da quattro pellicole molto importanti (Lorna -1964 , Mudhoney - 1964, Motorpsycho! - 1965, Faster Pussycat! Kill, Kill!! - 1965). Devo subito dichiarare che per me questo è il momento apice di tutto il suo lavoro in ogni senso, e Lorna è il più bel film da lui mai diretto, dunque sarò partigiano, come si conviene!

Lorna è un dramma agricolo, ispirato ai romanzi di Erskine Caldwell. L'idea, dichiara candidamente Meyer, gli venne vedendo Riso amaro e che la scena con Silvana Mangano nella risaia è stata la spinta decisiva per fare il film. Naturalmente immaginatevi Giuseppe De Santis che dalle campagne vercellesi si sposta nel profondo sud degli Stati Uniti d'America popolato dai poor white trash.

Silvana Mangano - Riso amaro, 1949
Ecco, non lasciatevi fuorviare da certi discorsi che tendono a sviare il fatto che a Russ Meyer interessano soprattutto i bassi istinti e che ha una passione ascetica per le tette, certa critica deve per forza trovare una giustificazione "intellettuale" a tutto, sennò non può godere! Io credo che, da navigato businessman, Meyer abbia giocato parecchio con questi critici europei che lo hanno osannato in quanto auter, cosa che a lui certo non interessava quando in 10 giorni girava questi film con budget al di sotto dei 50mila dollari (Lorna è costato solo 37.000 dollari e ne ha incassati tonnellate, a detta dello stesso regista!). Sicuramente Russ Meyer sa fare cinema e i suoi film, specialmente questo, hanno decisamente una marcia in più (o taglia di reggiseno in più!) rispetto alla produzione media exploitation da drive-in di periferia, ma, per cortesia, nessuna confusione da forzati della politica degli autori; stolti! Mi ricordo che, i primi tempi che sono stato ospite del vostro pianeta, c'era la tendenza a vantarsi di conoscere il cinema di Russ Meyer nei circuiti della Normalizzazione Massimalista Intelletual-Comunarda. Addirittura qualche buontempone ha accostato questo film alle robe di Truffaut (dico, cosa ha fatto di male quel povero diavolo di Russ per meritarsi questo affronto?!). Ora mi chiedo, ma perché non vedere le cose per quello che sono? Se ti piacciono le forme della go-go dancer Lorna Maitland, vuol dire che non ti sei ancora bevuto del tutto il cervello e, allora, gioisci ed enjoy the show, senza ricamarci troppo sù!!! A questa dotazione di base, si unisce poi una gran dimestichezza con il linguaggio cinematografico, specialmente nel montaggio serrato, memore della lezione del pioniere David W. Griffith, ma anche in parte imposto dalla inesperienza degli attori (ma quali attori?!) e dalla necessità di girare in fretta e one shot; una colonna sonora mozzafiato e sempre ad hoc; tagli di inquadratura geniali e deviati per una decisa e sana voglia di mostrare  sesso esplicito e violenza! Il gioco è fatto…ladies & gentlemen ecco a voi Mr. Russ Meyer's LORNA!!!

domenica 1 maggio 2011

Eraserhead+Branded to kill: killing me stylishly


Buongiorno miei cari,
che la pace si adatti alla vostra serenità, almeno un giorno all'anno!
IN HEAVEN EVERYTHING IS FINE

Rodchenko nel suo studio
con la tuta da lavoro da lui disegnata, circa 1923
Primo maggio! Altra data importante per il vostro pianeta…almeno per quella porzione che voi considerate per il tutto. 
Dunque, festa del lavoro…o dei lavoratori? No, perché la questione non è banale. Perché se fosse la festa del lavoro, dovreste esser tutti a festeggiare lavorando, ma se invece è la festa dei lavoratori allora dovreste esser tutti a far festa gozzovigliando. Eh già, ma per farvi gozzovigliare chi lavora?! Vabbè, quei privilegiati dei cuochi, camerieri, autisti, infermieri, medici di turno, badanti, ferrovieri, proiezionisti, maschere, non i commessi eh?!! Sennò il sindacato s'inalbera!!! Allora che cosa festeggiate? Ecco, lo so io cosa festeggiate: festeggiate la storica, gloriosa lotta per la conquista di consapevolezza e diritti di una classe lavoratrice, opposta ad una classe padronale/imprenditrice, ovvero di una classe salariata, che è sempre meno salariata e che si è dimenticata di essere classe due minuti e mezzo dopo il '77!!!…Insomma, mi sembra un po' il caso che, se il giorno della festa di chi con il lavoro porta avanti la baracca, nonostante la direzione dei lavori sia affidata alla peggior feccia, e nonostante, dopo Portella della Ginestra, ci si mettono anche i beati polacchi (Solidarnosc una beata seg…ma via, io sono alieno, non posso scaldarmi per queste vostre contraddizioni terricole!!) ad oscurare una categoria ormai più perseguitata dei piccioni nelle città, ecco, dicevo, mi sembra che bisognerebbe vi deste una bella svegliata e, invece di leccare troppi culi, di incoronare troppi sposi parassiti ma taaaanto carini ed eleganti, incominciaste a prenderli sonoramente a pedate quegli stessi culi!!!

Vabbè, se mi sono dimenticato qualcosa, ditemelo…detto ciò questa settimana sermone atipico. La democrazia vorrebbe Eraserhead, però io non ho votato…e allora lo faccio e faccio pareggiare La farfalla sul mirino…aaaahahahaha (a la Peter Cushing!) E dunque parlerò di Eraserfarfalla con una head sul mirino!
The radiator (with a lady inside!) - Eraserhead, 1977
Del film di David Lynch mi vorrei limitare a dire poche cose, ormai ne ha scritto anche Nanni Moretti credo (a proposito di sinistra e preti!!!!), anche perché parlare di Eraserhead è un po' come raccontare un pezzo di Sun Ra! Comunque, vi dico solo questo: per girarlo il buon David ci ha messo 4 anni e ha perso la sua prima moglie, che lo ha lasciato per disperazione!! Se non è passione e devozione per il mezzo questa?! Anche se vi fa venire la claustrofobia, l'angoscia e la nausea dopo 14 minuti, dovete vederlo almeno una volta, solo per rispetto al povero Lynch! Un terrestre che, secondo me, non la racconta proprio giusta…non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra di averlo visto più di una volta in un bar di Urania…comunque, magari era uno che lo somiglia, ma parecchio!!

David Lynch himself fixing the lady before putting her in the radiator!
Senza dubbio invece devo complimentarmi con il buon,  o la buona seguace che ha votato per il film di Seijun Suzuki. Bravo/a! Ottima scelta (oppure hai votato solo perché era il primo della lista??!). Il caro Seijun è un succulento spunto per parlare un po' di new wave nel cinema. Allora, due parole sulla sua lunghissima vita. Un po' di seconda guerra mondiale, una carriera universitaria fallimentare e poi alcune esperienze poco esaltanti come aiuto regista. Poi la botta di fortuna con la rinascita della casa di produzione Nikkatsu che cerca giovani per ingraziarsi il nuovo pubblico di teenagers. Qui Suzuki dal 1954 lavora instancabilmente e dirige alcuni successi commerciali. Ma soprattutto riesce a liberare, con moderazione, ma incessante progressione, tutto il suo talento visionario. Mai aggettivo è stato usato con maggiore pregnanza!


Eraserhead frames burnt by Dr. SINema in person!!
I film di Suzuki del periodo Nikkatsu sono un crescendo di delirio visivo-estetico…fino a che, proprio con Koroshi no raduni - Branded to Kill - Una farfalla sul mirino (è agghiacciante il titolo italiano, lo so!!!!!) del 1967 si fa licenziare perché ha osato veramente troppo!!! Si dice che il boss della Nikkatsu fosse realmente andato fuori di cervello dalla rabbia vedendo il film! Fate conto di vedere Kurosawa di Cane randagio che, dopo una nottata di febbre alta e delirio, incontra Jean Luc Godard a far colazione e, ubriacatisi a Pastis, insieme scrivono un noir alla Tarantino ma lo fanno dirigere a Jesus Franco…ecco, più o meno avrete l'idea di cosa vi aspetta vedendo questo lungometraggio. Inutile dire che io lo adoro, anche se non sarei capace di dirvi cosa accade nel film…è tutto esageratamente bello!! Ecco, esagerato è un ottimo modo di definire il cinema di Suzuki. Uno stile incredibile, salti di senso e registro in ogni "sequenza", colonna sonora fatta di spari e japan-beat, corpi femminili esposti e sensualissimi, minacciosi e eroticissimi, visioni incredibilmente allucinate e poi lotta per la sopravvivenza, che è più una lotta disperata per la sopravvivenza del senso della realtà, che non della sopravvivenza della vita stessa. Insomma, ancora un film di cui è abbastanza superfluo parlare, da vedere. 

Killer N° 3 - Branded to kill, 1967
 


E poi, siccome non era contento di essersi fatto licenziare dallo Studio per questa sua radicale espressività visionaria,  il buon Seijun nel 2001, alla veneranda età di 78 anni (!!), ci riprova, questa volta a colori, e fa un seguito-remake di Branded to kill: Pistol Opera. Una meraviglia per gli occhi!! Immaginate le ultime cose spettacolari di Zhang Yimou (intendo Hero e La foresta dei pugnali volanti) ambientate in un contesto metropolitano, con tutti gli elementi "diegetici" funzionali alla composizione cromatica e ritmica dell'immagine…un'orgia di bellezza che gioca nel campo della crime-story!! Che dire? Seijun Suzuki continua a delirare e immaginare visioni fantastiche oltrepassati gli 80 anni alla grande; bisognerebbe, forse, avere il coraggio, ad età molto meno avanzate, di pensare in modo nuovo e visionario a quei calci nel culo dell'inizio di questo sermone!!!
Seijun Suzuki - born in Nihonbashi, Tokyo, 24 maggio 1923 













working class supporter
Dr. SINema