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giovedì 21 luglio 2011

JOHN AGAR, una faccia d'altri tempi!

John Agar - RKO promotional shot 1949
In attesa del sermone di domenica e in attesa di riuscire a trovare una copia della sua biografia il cui acquisto non sia privilegio esclusivo di UK customers, mi va di parlarvi un po' di un grande volto del cinema che fu, John Agar. Garanzia di qualità psichotronica, la faccia di John Agar, per i fortunati spettatori dell'epoca, ha rappresentato per una ventina d'anni il cinema action, dai film di guerra, ai western fino ai classici sci-fi degli anni '50 e ai monster-movie. Sergente dell'esercito americano durante la seconda guerra mondiale, Agar raggiunse la notorietà sposando la "fidanzatina d'America", l'allora diciassettenne Shirley Temple. Subito gli furono offerti ruoli a Hollywood e realizzò il suo primo film nel 1948 con John Ford, il mitico Fort Apache! Lo stacanovismo è stato il tratto distintivo della sua carriera, tanto che ha interpretato i ruoli più diversi, passando con disinvoltura dalle produzioni major come quelle per John Ford, ai classici da drive-in come La vendetta del mostro, Tarantula fino ai più spericolati exploitation come quelli diretti da Edward L. Cahn (maestro indiscusso!!).

Sergent Agar and his wife Shirley Temple
Inutile dire che per il vostro dannato dottore del malefico John Agar è un eroe, uno di quei volti che immediatamente fanno B-movie e dunque divertimento. Come non ricordarlo in The brain from planet Arous, piuttosto che in Assalto dallo spazio contro l'invasione degli impiegati viventi, altra chicca firmata Cahn, oppure il fidanzato più sfigato del mondo ne la Figlia del Dr. Jeckyll di Edgar G. Ulmer, l'impavido scienziato che sconfina nel Tempio degli uomini talpa. John Agar, nel corso di una carriera consumatasi in un paio di decenni, ha lavorato con tutti i cult-directors del periodo: i già citati Edward L. Cahn e Edgar g. Ulmer, ma anche Nathan Juran (A 30 milioni di chilometri dalla terra, Attack of the 50 foot woamna, Tha brain from planet Arous), Bert I. Gordon (I giganti invadono la terra, La vendetta del ragno nero, Attack of the puppet people), Christian Niby (La cosa da un altro mondo), Jack Arnold e Roger Corman. Andato in crisi il mercato dei drive-in movies, Agar intraprenderà un nuovo corso e parteciperà a diverse serie televisive, tra cui alcune arrivate anche nel vostro depresso paese come Perry Mason, Tre nipoti e un maggiordomo (chi non si ricorda quegli odiosi mocciosi con i capelli rossi e le lentiggini??!!! AAAAHHHHH... che odio!!!), Sulle strade della California, Ai confini della realtà...
Revenge of the creature,  Jack Arnold 1955
Il buon Clive Barker nel 1990 lo ha voluto nel suo Cabal, che anche se non è un film ben riuscito, almeno non come lo è il fumetto da cui è tratto, è pur sempre un bell'horror sociologico-freak godibilissimo.
John Agar ha abbandonato il suo involucro terrestre il 7 aprile del 2002, dopo aver trascorso in compagnia di voi terrestri ben 81 primavere.

The mole people, Virgin W. Vogel 1956
Insomma, visto che anche questo fine settimana sembra che il sole ci dia un po' di tregua, vi consiglio di assumere almeno un paio di volte al giorno una bella pellicola interpretata da questa faccia d'altri tempi... passate questo week end in compagnia di John Agar!
Beware John,  look how it stares at that axe with sordid lust! Can you dig it?!
The brain from planet Arous, Nathan H. Juran 1957

domenica 26 giugno 2011

Beyond the time barrier - il futuro è dark!!

Buongiorno miei cari,
che la pace vi segua anche nel futuro...
 come un sicario!!
Eccoci qua. Miei cari terrestri illuminati, l'appello alla partecipazione al voto sembra che sia stato raccolto e, anche se con una decisiva spintina data dal vostro premuroso medico del balordo, il quorom questa settimana è stato raggiunto. Con ben 5 voti Beyond the time barrier di Edgar G. Ulmer ha strappato la vittoria al foto-finish a Bela Lugosi meets a Brooklyn Gorilla, che ha riscosso ben 4 preferenze. Ottima scelta, miei dolci seguaci! Di Edgar G. Ulmer abbiamo già fatto la conoscenza con l'HBOTM di maggio, mi premeva comunque dedicare un spazio di approfondimento a questo film, molto particolare e importante, come un po' tutte le pellicole del grande maestro ungherese d'altronde.
Beyond the time barrier è un film di fantascienza del 1960, interpretato e prodotto da Robert Clarke, che dovreste ricordare bene come protagonista del grandissimo Hideous Sun Demon. Ai più acuti di voi si dovrebbe essere già accesa una lampadina, infatti, come HSD, anche BTTB è una pellicola che travalica la semplice categoria della sci-fi movie e usa il genere per veicolare un concetto astratto, filosofico. Il problema in questione è il futuro dell'umanità e lo scopo della ricerca scientifica. BTTB è una parabola apocalittica che, come già HSD, parte dalla considerazione che, con lo sviluppo paranoico della sperimentazione atomica, il futuro del pianeta e della razza umana potrebbe riservare delle paurose sorprese. 
Robert Clarke, 1920 Oklahoma City - 2005 Valley Village, CA US
Roberte Clarke aveva già lavorato con Edgar G. Ulmer in The Man from planet X, altro piccolo capolavoro di socio-sci-fi, ed è lui in persona a chiamare il maestro del "6 giorni di riprese" per dirigere il suo film. La produzione di BTTB fu finanziata da alcuni sponsor texani e il film fu girato nelle location del Texas Centennial Exhibition Fair Park. Clarke ottenne la collaborazione ufficiale dell'US Air Force e della Texas Air National Guard che gli permise di girare alcune sequenze fondamentali nel compound Fort Worth's Carswell Air Force Base e nella base abbandonata Marine Corps Air Station Eagle Mountain Lake ed inoltre acconsentirono ad usare dei fotogrammi del jet supersonico avveneristico con ala triangolare Convair F102 Delta Dagger, utilizzato nel film come veicolo sperimentale per il volo sub-orbitale che porterà il protagonista a sfondare la barriera spazio-temporale.

mercoledì 8 giugno 2011

EDGAR G. ULMER - HBOTM Maggio 2011

MAGGIO 2011: EDGAR G. ULMER

 
 EDGAR G. ULMER, IL RE SULLA POVERTY ROW
Edgar G. Ulmer è conosciuto dai cinefili più spregiudicati per l’horror The Black cat, dove compaiono, per la prima volta insieme, i due mostri sacri Bela Lugosi e Boris Karloff e per un noir del 1945 dal titolo Detour, film al quale Jean Luc Godard ha reso omaggio 40 anni dopo con il suo Detective. La maggior parte degli altri film da lui diretti è rimasta per lo più sconosciuta (a parte qualche rara eccezione come Il dominatore di Wall street o Bluebeard), vuoi per la disattenzione di certa critica "alta", anche americana, vuoi per i metodi produttivi e distributivi low budget che hanno reso praticamente introvabili copie e negativi immediatamente dopo l’uscita nelle sale - molti titoli della sua filmografia sono ormai orphan film,  pellicole di cui nessuno ha mantenuto i diritti e i cui negativi sono andati persi in chissà quale magazzino.
A rivalutarlo ci pensarono i francesi che ruotavano intorno alla redazione dei Chaiers Du Cinema e in particolar modo Francois Truffaut, con un articolo apparso nel 1956, è stato colui che lo ha sottratto all'oblio. La critica americana farà più fatica a riconoscergli lo status di autore e dobbiamo attendere la lunga intervista di Peter Bogdanovich, pubblicata postuma nel 1974, perchè si cominci a rendergli giustizia.
Boris Karloff, The Black Cat - 1934
Da qualche anno l’attenzione intorno a questa figura singolare e interessantissima si è riaccesa (da ricordare la retrospettiva curata da Emanuela Martini nel 1989 al prestigioso Bergamo Film Meeting) e, con un po’ di fatica, si riescono anche a recuperare alcuni dei suoi film. Dagli esordi per la Universal, all’esilio newyorkese, fino al ritorno a Hollywood con gli studios indipendenti della Poverty Row, il cammino frastagliato di Edgar G. Ulmer è sempre stato coerente alla sua idea di fare cinema. Un duro e puro lo definirebbe qualcuno, noi sul nostro pianeta preferiamo chiamare queste creature "illuminati". Ed Ulmer è stato un perfetto illuminato, maestro della produzione in economia e della trovata geniale, sostenitore del cinema diretto (sulla scia dei grandi documentaristi russi, coetaneo dei neorealisti italiani e anticipatore della stagione del new cinema!) e allo stesso tempo capace di imbastire storie "nere" e torbide al limite dalla fantasmagoria, ma anche a suo agio con il colore, la commedia, il musical e il western. Un eclettico intransigente! D'altra parte che cosa volete aspettarvi da un'unità carbonio nata in Cecoslovacchia, cresciuta a Vienna, maturata a Berlino ed emigrata negli Usa?! Come avrete capito...un essere umano a cui è doveroso dedicare più spazio!!

Come suggerisce con una certa malizia Emanuela Martini, nell'introduzione alla raccolta di saggi da lei curata per la personale di Edgar G. Ulmer del Bergamo Film Meeting del 1989, tutta la storia del regista austriaco può essere letta come un incessante susseguirsi di deviazioni-detour. Primogenito di quattro figli, Edgar nasce a Olumuz, nell'attuale Repubblica Cieca, nella residenza estiva dei genitori, residenti a Vienna, il 17 settembre del 1902. Rimasto orfano del padre, morto di malattia mentre prestava servizio militare durante la prima guerra mondiale, il giovane Ulmer viene preso in carico dalla comunità ebraica, a cui il defunto padre apparteneva, e trova rifugio fino alla fine del conflitto in Svezia. Tornato a Vienna viene ospitato dalla famiglia di un compagnio di scuola, Schildkraut, ed è qui che avrà il primo contatto con il mestiere del cinema. Nel 1918, infatti, nel suo curriculum si legge: designer per la Decla-Bioscope, che nel 1921 diventerà UFA.
Nel frattempo studia architettura alll'Accademia delle Arti e delle Scienze di Vienna ed inizia a lavorare come scenografo in teatro con la compagnia di Max Reinhardt nel periodo 1919-1922. Di lì a poco avviene il passaggio alla produzione cinematografica, passaggio o meglio deviazione, seguendo il nostro ragionamento, anche perchè i fatti raccontati da Ulmer riguardanti questo periodo sono molto ambigui. Dice di aver collaborato alle scenografie di Der Golem di Paul Wegener (ipotesi ormai accreditata, anche se mai verificata puntualmente) in qualità di direttore artistico (in realtà lui dice che il suo compito era di tagliare i mascherini della macchina da presa), di aver partecipato alla produzione de Il gabinetto del Dr. Caligari di Robert Wiene, di esser stato collaboratore di Fritz Lang (categoricamente smentito dal cineasta tedesco) e di Friedrich W. Murnau.

Friedrich Wilhelm Murnau sul set
La collaborazione con Murnau c'è stata sicuramente, anche perchè Edgar lo segue pochi anni dopo, nel 1926, in America, per assisterlo alla regia del capolavoro Aurora, del 1927, prodotto dalla 20th Century Fox, vincitore di 2 premi Oscar e, qualche anno dopo per partecipare alla produzione di Tabù, nel 1931, ultima pellicola del maestro tedesco, progetto nato in collaborazione con il pioniere/documentarista Robert J. Flaherty.
Sempre dal curriculum pubblicato dal sito film reference si legge che nel 1923 era già in America come designer per la Universal a New York e che sia tornato una prima volta a Berlino per assistere Murnau nel 1924. Tornato a Berlino - una seconda volta? - nel 1929, firma la sua prima regia in un film collettivo insieme a Curt Siodmak, Robert Siodmak, Fred Zinnemann con la sceneggiatura di Billy Wilder: Menschemm am sonntag - Uomini di domenica, uscito nel 1930. Trattasi di un documentario che prende in esame le abitudini nel giorno di riposo di alcuni personaggi berlinesi e di come amino passare la domenica nei boschi intorno alla città. In questa pellicola Ulmer anticipa la sua inclinazione e talento per il documentarismo, che gli tornerà molto utile negli anni a seguire negli States, e che manifesterà ogni qual volta si cimenterà con soggetti di forte connotazione sociale e realistica. La strada sembrerebbe spianata dunque, invece una nuova deviazione attende Edgar G. Ulmer.