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domenica 15 maggio 2011

La morte ha fatto l'uovo, free-jazz giallo!

Buongiorno cari miei,
vi arrida la giornata e che la pace vi mostri i denti!

Questa settimana dovrò celebrare un vincitore indiscusso. La morte ha fatto l'uovo di Giulio Questi ha sbaragliato la concorrenza a mani basse. Complimenti miei cari, siete degli umani illuminati, ormai non ho più dubbi. Questa volta non ho nemmeno dovuto truccare le carte, la democrazia ha vinto!

Dunque, La morte ha fatto l'uovo, diretto da Giulio Questi nel 1968, subito dopo un altro film che denunciava la tendenza iconoclasta del regista bergamasco, Se sei vivo spara. Tendenza iconoclasta, non mi vengono termini migliori per descrivere quello che è l'atteggiamento di Questi nei confronti dei generi cinematografici e del linguaggio cinematografico stesso. Come lui stesso dichiara nell'intervista che accompagna la vhs de La morte ha fatto l'uovo: "La mia ossessione è questa, il problema del lnguaggio; i contenuti, oramai, sono ridicoli, perchè tutte le storie che c'erano da raccontare sono state raccontate. Leggo ancora dei critici che giudicano un film in base a quello che succede ai personaggi…Un'ignoranza di tipo estetico hanno, vergognosa. E' il linguaggio che conta, e più il linguaggio è forte, innovativo, più la storia deve essere semplice, direi quasi banale. Proprio la contraddizione di quelle che dicono "alte"."  A me ricorda qualcosa, a voi no?! Inutile aggiungere che mi trovo assolutamente in linea con questa idea di cinema.
Rivedendo il film per preparare il sermone mi sono venuti in mente molti rimandi, su tutti Jean Luc Godard (i più maliziosi noteranno che in gara avevo anche messo Alphaville), inevitabile parallelo se l'intenzione è quella dichiarata qui sopra. Il problema del linguaggio, della sperimentazione sul linguaggio, era considerato in quegli anni un campo cruciale, politico. Tanto è vero che, sempre nella stessa intervista Questi dichiara anche che, in quegli anni, i film dovevano far male, disturbare, shockare tutti, se no non erano buoni, oggi, al contrario, le pellicole devono assecondare e rassicurare tutti, se non no escono!  Praticamente assistiamo ad un percorso che da Luis Bunuel porta a Gabriele Muccino e il paragone non è così provocatorio come sembra; leggete cosa scrive la critica di Muccino e ditemi se non lo considera un autore?!…nel mio pianeta una cosa del genere sarebbe…no, semplicemente, non sarebbe!!

Jean Luc Godard
Scusate, non mi sarei mai aspettato di citare un terricolo così inutile in un sermone, ma a volte per capire bisogna fare esempi. Rewind, il linguaggio. Giulio Questi, a suo dire  inconsapevolmente, giunge nel campo della ricerca della destrutturazione del linguaggio cinematografico dove da anni lavora il genio francese (lo so, è un ossimoro, ma Godard è nato a Parigi cosa posso farci?!) e, parallelamente, percorre la sua strada. Merce, pubblicità, capitale, classe operaia, nuovi ricchi, nuovi assetti sociali, nuovi attriti e nuovi conflitti: consapevoli di tutto questo, per descrivere la realtà, ma sopratutto interpretarla, la rivoluzione deve necessariamente partire dal linguaggio, che dovrà inglobare tutte queste istanze, digerirle e demistificarle, restituendo una visione del mondo de-codificata; esattamente il contrario di quello che succede adesso, dove la parola d'ordine è riformismo…io direi ri-staurazionismo o ri-fascismo! Comunque, Giulio Questi di questo si interessa e ne La morte ha fatto l'uovo questa idea è invasiva. Tutto il film è una specie di fantasaggio sul pericolo del consumismo sfrenato e il delirio del capitalismo edonista (greed direbbero gli americani!), confezionato in 90 minuti di puro godimento estetico psichedelico. La prima cosa che salta agli occhi è l'uso delle panoramiche nella sequenza iniziale, che seguono le diagonali delle architetture, descrivendo un immaginario di cemento armato e vetro a colori. Il colore è l'altro richiamo al nuovo corso: caduto il mondo sottoesposto delle certezze monocratiche in bianco e nero, la realtà è invasa dal colore, dalla moda, dalla musica, la libertà, l'amore libero ("l'amore è coraggio e il coraggio è un lusso" recita una battuta del fim), il libero pensiero esplodono (come in Zabrinskie Point, ricordate?) in Eastmacolor!! La velocità è un'altra caratteristica del cine-linguaggio esposto in La morte ha fatto l'uovo: velocità di montaggio, che salta e slitta di sincronia molto spesso; velocità di dialoghi, con sparate serratissime quasi stream of consciousness; velocità di movimento di macchina con carrelli e panoramiche ripetitive e del tutto ingiustificati dal punto di vista della scrittura classica.