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domenica 3 luglio 2011

Dead Men Walk - PRC, del vampirismo, della povertà e dell'eleganza

Buongiorno a tutti,
che la Pace Rigogliosa Cresca 
nei vostri cuori bio-meccanici!

E anche questa settimana, con la precisione di un treno svizzero regolato al quarzo, ecco inesorabile il Sermone. Secondo della nuova ondata, per il quale nessun film è riuscito a raggiungere il quorum e dunque, come preannunciato, a tema libero!! Siccome il tema del sondaggio della settimana era il vampiro, ma non il vampiro classico stokeriano, semmai il vampiro deviante, la female vampire e il vampiro sui generis, come ad esempio il mad-doctor vampire di Blood for the vampire di Henry Cass, ecco, siccome il tema era questo, ho cercato un film e un argomento che non si distanziasse troppo dal tema proposto. Oggi mi va di parlare di una gemma che ho avuto la fortuna di incontrare per caso, facendo non so quale ricerca: Dead Men Walk di Sam Newfield

Allora, ovunque proviate a cercare troverete recensioni denigratorie di questo piccolo film, invece io lo adoro. E' stato amore a prima vista e, scavando un po', mi sono anche fatto una ragione di questo colpo di fulmine. Ci sono almeno tre motivi per cui DMW vale la pena di essere visto: primo dura soltanto 64 minuti; secondo, è un interessante variazione sul tema del vampiro alla Bram Stoker, molto torbida e evocativa; terzo, il film è prodotto dalla mitica PRC, pregevole company della Poverty Row, in cui spesso ci siamo imbattuti, trattando le vicende di Edgar G. Ulmer e del produttore Leon Fromkess, che prenderà in mano le redini dello Studios in un secondo momento (di cui parleremo ancora... e ancora), dando la decisiva sterzata crime e nera (per la cronaca Fromkess produrrà negli anni '50 la serie Furia, cavallo del west!!).

Producers Releasing Corporations first logotype 1939
Ecco, a questi tre motivi, aggiungete che alle volte certe critiche si permettono di trattare con sufficienza quello che, per motivi esclusivamente legati alle ristrettezze economiche, risulta essere, agli occhi annebbiati dal luccichio del banale mainstream, un prodotto scadente. Beh... cari miei, intanto una bella iniezione di rispetto in soluzione alcolica e, dopo un paio d'ore, una bella pasticca di competenza senza arroganza. Tolto il dentino, il Sermone della domenica può cominciare e da dove potremmo cominciare, se non dall'inquadramento della realtà socio-economico-produttiva del film?! Per far questo, dobbiamo parlare della PRC, Producers Releasing Corporation. Nata sulla strada tracciata dalla mitica Monogram Pictures - Allied Artists, con lo sforzo dei fratelli Sigmud e Samuel Newfield, la PRC è uno degli studi attivi sulla Poverty Row di Hollywood. La sua storia è legata indissolubilmente a quella dei due fratelli, il primo in qualità di produttore e l'altro come primo regista della squadra. Attiva dalla fine degli anni '30, alla PRC passeranno diversi talenti, per lo più snobbati da tutti, tra cui mi piace ricordare Edgar G. Ulmer e Bernard Vorhaus, ma anche Steve Sekely e, in un certo senso, tramite Leon Fromkess, anche Sam Fuller! La distribuzione-produzione resterà in piedi fino al 1948, dopo la branca distribuzione sarà rilevata dalla neonata Eagle Lion e in seguito, fine anni '50, dalla United Artist. Solo queste due ultime indicazioni, dovrebbero dalla la percezione della "qualità" del catalogo PRC negli anni '40. Beh, detto questo, parliamo un po' di questo gioiellino nero: DMW è un film sospeso, i detrattori diranno noioso, è un delizioso racconto atmosferico, gli stessi di prima diranno stilizzato, con un interessante spunto fantastico-orrorifico che coinvolge vampirismo, esoterismo e culto magico-satanico. Insomma, come saprete ormai, non ho voglia di raccontarvi la trama, ma sappiate solo che potremmo parlare di una specie di Dead Ringer in salsa B-movie e dove il diavolo ha messo lo zampino... non male, che ne dite?! Adesso vorrei darvi solo un'ultima indicazione: potete vedervelo all'istante andando a collegarvi al mitico archivio di Archive.org, ve lo prescrivo per la serata... ottimo dopo sole!!!

mercoledì 8 giugno 2011

EDGAR G. ULMER - HBOTM Maggio 2011

MAGGIO 2011: EDGAR G. ULMER

 
 EDGAR G. ULMER, IL RE SULLA POVERTY ROW
Edgar G. Ulmer è conosciuto dai cinefili più spregiudicati per l’horror The Black cat, dove compaiono, per la prima volta insieme, i due mostri sacri Bela Lugosi e Boris Karloff e per un noir del 1945 dal titolo Detour, film al quale Jean Luc Godard ha reso omaggio 40 anni dopo con il suo Detective. La maggior parte degli altri film da lui diretti è rimasta per lo più sconosciuta (a parte qualche rara eccezione come Il dominatore di Wall street o Bluebeard), vuoi per la disattenzione di certa critica "alta", anche americana, vuoi per i metodi produttivi e distributivi low budget che hanno reso praticamente introvabili copie e negativi immediatamente dopo l’uscita nelle sale - molti titoli della sua filmografia sono ormai orphan film,  pellicole di cui nessuno ha mantenuto i diritti e i cui negativi sono andati persi in chissà quale magazzino.
A rivalutarlo ci pensarono i francesi che ruotavano intorno alla redazione dei Chaiers Du Cinema e in particolar modo Francois Truffaut, con un articolo apparso nel 1956, è stato colui che lo ha sottratto all'oblio. La critica americana farà più fatica a riconoscergli lo status di autore e dobbiamo attendere la lunga intervista di Peter Bogdanovich, pubblicata postuma nel 1974, perchè si cominci a rendergli giustizia.
Boris Karloff, The Black Cat - 1934
Da qualche anno l’attenzione intorno a questa figura singolare e interessantissima si è riaccesa (da ricordare la retrospettiva curata da Emanuela Martini nel 1989 al prestigioso Bergamo Film Meeting) e, con un po’ di fatica, si riescono anche a recuperare alcuni dei suoi film. Dagli esordi per la Universal, all’esilio newyorkese, fino al ritorno a Hollywood con gli studios indipendenti della Poverty Row, il cammino frastagliato di Edgar G. Ulmer è sempre stato coerente alla sua idea di fare cinema. Un duro e puro lo definirebbe qualcuno, noi sul nostro pianeta preferiamo chiamare queste creature "illuminati". Ed Ulmer è stato un perfetto illuminato, maestro della produzione in economia e della trovata geniale, sostenitore del cinema diretto (sulla scia dei grandi documentaristi russi, coetaneo dei neorealisti italiani e anticipatore della stagione del new cinema!) e allo stesso tempo capace di imbastire storie "nere" e torbide al limite dalla fantasmagoria, ma anche a suo agio con il colore, la commedia, il musical e il western. Un eclettico intransigente! D'altra parte che cosa volete aspettarvi da un'unità carbonio nata in Cecoslovacchia, cresciuta a Vienna, maturata a Berlino ed emigrata negli Usa?! Come avrete capito...un essere umano a cui è doveroso dedicare più spazio!!

Come suggerisce con una certa malizia Emanuela Martini, nell'introduzione alla raccolta di saggi da lei curata per la personale di Edgar G. Ulmer del Bergamo Film Meeting del 1989, tutta la storia del regista austriaco può essere letta come un incessante susseguirsi di deviazioni-detour. Primogenito di quattro figli, Edgar nasce a Olumuz, nell'attuale Repubblica Cieca, nella residenza estiva dei genitori, residenti a Vienna, il 17 settembre del 1902. Rimasto orfano del padre, morto di malattia mentre prestava servizio militare durante la prima guerra mondiale, il giovane Ulmer viene preso in carico dalla comunità ebraica, a cui il defunto padre apparteneva, e trova rifugio fino alla fine del conflitto in Svezia. Tornato a Vienna viene ospitato dalla famiglia di un compagnio di scuola, Schildkraut, ed è qui che avrà il primo contatto con il mestiere del cinema. Nel 1918, infatti, nel suo curriculum si legge: designer per la Decla-Bioscope, che nel 1921 diventerà UFA.
Nel frattempo studia architettura alll'Accademia delle Arti e delle Scienze di Vienna ed inizia a lavorare come scenografo in teatro con la compagnia di Max Reinhardt nel periodo 1919-1922. Di lì a poco avviene il passaggio alla produzione cinematografica, passaggio o meglio deviazione, seguendo il nostro ragionamento, anche perchè i fatti raccontati da Ulmer riguardanti questo periodo sono molto ambigui. Dice di aver collaborato alle scenografie di Der Golem di Paul Wegener (ipotesi ormai accreditata, anche se mai verificata puntualmente) in qualità di direttore artistico (in realtà lui dice che il suo compito era di tagliare i mascherini della macchina da presa), di aver partecipato alla produzione de Il gabinetto del Dr. Caligari di Robert Wiene, di esser stato collaboratore di Fritz Lang (categoricamente smentito dal cineasta tedesco) e di Friedrich W. Murnau.

Friedrich Wilhelm Murnau sul set
La collaborazione con Murnau c'è stata sicuramente, anche perchè Edgar lo segue pochi anni dopo, nel 1926, in America, per assisterlo alla regia del capolavoro Aurora, del 1927, prodotto dalla 20th Century Fox, vincitore di 2 premi Oscar e, qualche anno dopo per partecipare alla produzione di Tabù, nel 1931, ultima pellicola del maestro tedesco, progetto nato in collaborazione con il pioniere/documentarista Robert J. Flaherty.
Sempre dal curriculum pubblicato dal sito film reference si legge che nel 1923 era già in America come designer per la Universal a New York e che sia tornato una prima volta a Berlino per assistere Murnau nel 1924. Tornato a Berlino - una seconda volta? - nel 1929, firma la sua prima regia in un film collettivo insieme a Curt Siodmak, Robert Siodmak, Fred Zinnemann con la sceneggiatura di Billy Wilder: Menschemm am sonntag - Uomini di domenica, uscito nel 1930. Trattasi di un documentario che prende in esame le abitudini nel giorno di riposo di alcuni personaggi berlinesi e di come amino passare la domenica nei boschi intorno alla città. In questa pellicola Ulmer anticipa la sua inclinazione e talento per il documentarismo, che gli tornerà molto utile negli anni a seguire negli States, e che manifesterà ogni qual volta si cimenterà con soggetti di forte connotazione sociale e realistica. La strada sembrerebbe spianata dunque, invece una nuova deviazione attende Edgar G. Ulmer.