domenica 1 maggio 2011

Eraserhead+Branded to kill: killing me stylishly


Buongiorno miei cari,
che la pace si adatti alla vostra serenità, almeno un giorno all'anno!
IN HEAVEN EVERYTHING IS FINE

Rodchenko nel suo studio
con la tuta da lavoro da lui disegnata, circa 1923
Primo maggio! Altra data importante per il vostro pianeta…almeno per quella porzione che voi considerate per il tutto. 
Dunque, festa del lavoro…o dei lavoratori? No, perché la questione non è banale. Perché se fosse la festa del lavoro, dovreste esser tutti a festeggiare lavorando, ma se invece è la festa dei lavoratori allora dovreste esser tutti a far festa gozzovigliando. Eh già, ma per farvi gozzovigliare chi lavora?! Vabbè, quei privilegiati dei cuochi, camerieri, autisti, infermieri, medici di turno, badanti, ferrovieri, proiezionisti, maschere, non i commessi eh?!! Sennò il sindacato s'inalbera!!! Allora che cosa festeggiate? Ecco, lo so io cosa festeggiate: festeggiate la storica, gloriosa lotta per la conquista di consapevolezza e diritti di una classe lavoratrice, opposta ad una classe padronale/imprenditrice, ovvero di una classe salariata, che è sempre meno salariata e che si è dimenticata di essere classe due minuti e mezzo dopo il '77!!!…Insomma, mi sembra un po' il caso che, se il giorno della festa di chi con il lavoro porta avanti la baracca, nonostante la direzione dei lavori sia affidata alla peggior feccia, e nonostante, dopo Portella della Ginestra, ci si mettono anche i beati polacchi (Solidarnosc una beata seg…ma via, io sono alieno, non posso scaldarmi per queste vostre contraddizioni terricole!!) ad oscurare una categoria ormai più perseguitata dei piccioni nelle città, ecco, dicevo, mi sembra che bisognerebbe vi deste una bella svegliata e, invece di leccare troppi culi, di incoronare troppi sposi parassiti ma taaaanto carini ed eleganti, incominciaste a prenderli sonoramente a pedate quegli stessi culi!!!

Vabbè, se mi sono dimenticato qualcosa, ditemelo…detto ciò questa settimana sermone atipico. La democrazia vorrebbe Eraserhead, però io non ho votato…e allora lo faccio e faccio pareggiare La farfalla sul mirino…aaaahahahaha (a la Peter Cushing!) E dunque parlerò di Eraserfarfalla con una head sul mirino!
The radiator (with a lady inside!) - Eraserhead, 1977
Del film di David Lynch mi vorrei limitare a dire poche cose, ormai ne ha scritto anche Nanni Moretti credo (a proposito di sinistra e preti!!!!), anche perché parlare di Eraserhead è un po' come raccontare un pezzo di Sun Ra! Comunque, vi dico solo questo: per girarlo il buon David ci ha messo 4 anni e ha perso la sua prima moglie, che lo ha lasciato per disperazione!! Se non è passione e devozione per il mezzo questa?! Anche se vi fa venire la claustrofobia, l'angoscia e la nausea dopo 14 minuti, dovete vederlo almeno una volta, solo per rispetto al povero Lynch! Un terrestre che, secondo me, non la racconta proprio giusta…non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra di averlo visto più di una volta in un bar di Urania…comunque, magari era uno che lo somiglia, ma parecchio!!

David Lynch himself fixing the lady before putting her in the radiator!
Senza dubbio invece devo complimentarmi con il buon,  o la buona seguace che ha votato per il film di Seijun Suzuki. Bravo/a! Ottima scelta (oppure hai votato solo perché era il primo della lista??!). Il caro Seijun è un succulento spunto per parlare un po' di new wave nel cinema. Allora, due parole sulla sua lunghissima vita. Un po' di seconda guerra mondiale, una carriera universitaria fallimentare e poi alcune esperienze poco esaltanti come aiuto regista. Poi la botta di fortuna con la rinascita della casa di produzione Nikkatsu che cerca giovani per ingraziarsi il nuovo pubblico di teenagers. Qui Suzuki dal 1954 lavora instancabilmente e dirige alcuni successi commerciali. Ma soprattutto riesce a liberare, con moderazione, ma incessante progressione, tutto il suo talento visionario. Mai aggettivo è stato usato con maggiore pregnanza!


Eraserhead frames burnt by Dr. SINema in person!!
I film di Suzuki del periodo Nikkatsu sono un crescendo di delirio visivo-estetico…fino a che, proprio con Koroshi no raduni - Branded to Kill - Una farfalla sul mirino (è agghiacciante il titolo italiano, lo so!!!!!) del 1967 si fa licenziare perché ha osato veramente troppo!!! Si dice che il boss della Nikkatsu fosse realmente andato fuori di cervello dalla rabbia vedendo il film! Fate conto di vedere Kurosawa di Cane randagio che, dopo una nottata di febbre alta e delirio, incontra Jean Luc Godard a far colazione e, ubriacatisi a Pastis, insieme scrivono un noir alla Tarantino ma lo fanno dirigere a Jesus Franco…ecco, più o meno avrete l'idea di cosa vi aspetta vedendo questo lungometraggio. Inutile dire che io lo adoro, anche se non sarei capace di dirvi cosa accade nel film…è tutto esageratamente bello!! Ecco, esagerato è un ottimo modo di definire il cinema di Suzuki. Uno stile incredibile, salti di senso e registro in ogni "sequenza", colonna sonora fatta di spari e japan-beat, corpi femminili esposti e sensualissimi, minacciosi e eroticissimi, visioni incredibilmente allucinate e poi lotta per la sopravvivenza, che è più una lotta disperata per la sopravvivenza del senso della realtà, che non della sopravvivenza della vita stessa. Insomma, ancora un film di cui è abbastanza superfluo parlare, da vedere. 

Killer N° 3 - Branded to kill, 1967
 


E poi, siccome non era contento di essersi fatto licenziare dallo Studio per questa sua radicale espressività visionaria,  il buon Seijun nel 2001, alla veneranda età di 78 anni (!!), ci riprova, questa volta a colori, e fa un seguito-remake di Branded to kill: Pistol Opera. Una meraviglia per gli occhi!! Immaginate le ultime cose spettacolari di Zhang Yimou (intendo Hero e La foresta dei pugnali volanti) ambientate in un contesto metropolitano, con tutti gli elementi "diegetici" funzionali alla composizione cromatica e ritmica dell'immagine…un'orgia di bellezza che gioca nel campo della crime-story!! Che dire? Seijun Suzuki continua a delirare e immaginare visioni fantastiche oltrepassati gli 80 anni alla grande; bisognerebbe, forse, avere il coraggio, ad età molto meno avanzate, di pensare in modo nuovo e visionario a quei calci nel culo dell'inizio di questo sermone!!!
Seijun Suzuki - born in Nihonbashi, Tokyo, 24 maggio 1923 













working class supporter
Dr. SINema

giovedì 28 aprile 2011

Ida Lupino - HBOTM March 2011

MARZO - APRILE 2011: IDA LUPINO


Ida Lupino è stata una delle più stupefacenti figure dello showbusiness hollywoodiano. Non è semplicemente una delle tante femme fatale che hanno interpretato la stagione d’oro del cinema poliziesco americano, Ida è stata una delle prime donne filmakers ad imporsi in un mondo tenacemente maschile. Accanto ad Humprey Bogart, in capolavori del genere come “Strada maestra” e “Una pallottola per Roy”, riusciva non solo a tenergli testa, ma addirittura ad oscurarlo. Come regista, poi, ha diretto film rivoluzionari, affrontando temi preclusi anche agli uomini, come lo stupro, la bigamia e la malattia, firmando pellicole tanto importanti quanto sconosciute. Dagli anni sessanta si dedicherà quasi esclusivamente alla tv, dirigendo serial come Vita da strega, Ai confini della realtà e Alfred Hitchcock presenta.
Ida Lupino è stata femmista molto prima che il movimento femminista nascesse, forse per questo la sua stella ha sempre brillato nell’ombra. Buio in sala…brilla la stella nera!

Moontide, Archie Mayo 1942
Ida Lupino nasce a Londra il 4 febbraio del 1918 – data da prendersi con le molle perché la stessa Ida dichiarerà in più occasioni date contraddittorie (1914 o 1918, al bisogno!). Suo padre, Stanley Lupino, è un noto commediografo e attore, sua madre, Connie Emerald, anche lei attrice. La famiglia Lupino vanta origini italiane, bolognesi per l’esattezza, e si vocifera di un antenato che, per motivi politici, si rifugiò a fare il burattinaio in Inghilterra nel XVII sec. Di sicuro c’è che, Ida e sua sorella, cominciano da bambine a scrivere sketch e recitarli nel piccolo teatro che papà Stanley ha costruito per loro nel giardino di casa. La vita a Londra procede, dunque, nel segno dell’arte e Ida segue gli studi alla Royal Accademy of Dramatic Art. Il passaggio dal teatro al cinema avviene in modo casuale quando Ida, quattordicenne, accompagna la madre ad un provino e viene scelta per la parte al posto suo. Riscosso un discreto successo, interpreta altre 5 pellicole in Inghilterra, fino a che la Paramount nel 1934 la chiama ad Hollywood per il ruolo da protagonista in Alice nel paese delle meraviglie. Ida ha sempre dimostrato un aspetto più maturo della sua età e, arrivata in america, il progetto di Alice viene accantonato dalla Paramount, che la propone, invece, per parti minori in piccoli drama. In Sogno di un prigioniero, film atipico di Henry Hataway, recita accanto a Gary Cooper. La pellcola, adorata dai surrealisti – Buñuel lo riteneva uno dei 10 film migliori al mondo – è il primo film di una certa importanza e che le da una qualche visibilità.

Non contenta della piega che sta prendendo la sua carriera, Ida lascia la Paramount per fimare un contratto con la Warner Brothers. Leggenda vuole che, per ottenere un ruolo nel suo primo film di successo - La luce che si spense (1939) - Ida ruba la sceneggiatura, impara la parte nottetempo e il giorno seguente piomba in ufficio del regista William A. Wellman costringendolo a farle un'audizione!Il protagonista del film non voleva la Lupino come compagna, preferendole Vivian Leigh, ma Ida impressionò talmente tanto non solo lui , facendolo ricredere, ma anche la critica che, come ha scritto Mary G. Hurd nel manuale Woman Directors: “introduced Lupino’s signature acting style which emerged as a cynical outwardly tough persona” (presenta la cifra di stile della recitazione della Lupino, che si manifesta come un personaggio esteriormente cinico e coriaceo).
 
High Sierra, Raoul Walsh 1941
Di lì a poco nascerà il sodalizio con Raoul Walsh, che già l’aveva diretta in una commedia brillante ai tempi della Paramount, con cui interpreta due notevoli gangster-movie a fianco di Humprey Bogart (Strada Maestra 1940 e Una pallottola per Roy 1941). In quel periodo Bogart è alla ricerca di una sua immagine,  non è ancora Bogey il divo, tanto che sui carttelloni il suo nome viene dopo quello della Lupino. Sarà proprio l’interpretazione del gangster Roy Earle a lanciarlo come icona del genere noir. Ancora una volta Ida si trova a fare la spalla in ruoli stereotipati (la donna del boss, cinica, spregiudicata e senza scrupoli), tanto da guadagnarsi il nomignolo di “Bette Davis dei poveri”. E con Bette Davis ha davvero molte cose in comune, come l’intelligenza e la caparbietà, tanto che, insofferente di questa situazione lascia anche la Warner, nel 1947.
In queto periodo di pausa forzata, invece di partire per un lungo viaggio in Europa o a New York, come avrebbero fatto tutti i suoi colleghi, Ida si mette a girottolare per i set e comincia ad osservare i maschi dirigere, imparando i primi rudimenti della tecnica registica.
 
Nel 1948 Ida Lupino ottiene la cittadinanza statunitense e sposa il suo secondo marito, Collier Young, assistente di Harry Cohn alla Columbia.
 
Ida Lupino behind the camera
Nel 1949 fonda, insieme al marito Young, la sua casa di produzione indipendente, la Emerald Production (in onore della madre Connie) che nel 1950 diventerà The Filmaker.
D’ora in poi la musica cambia. Ida Lupino diventa la prima donna ad Hollywood ad essere produttrice, sceneggiatrice, regista e attrice della sua casa di produzione, ma la cosa più importante è che i film prodotti dalla Emerald/Filmaker saranno dei veri e propri “scandali” per il mercato della mecca del cinema. Non solo l’essere indipendente nella produzione, ma soprattutto nell’idea di fare cinema: attori ignoti contro lo star-system (che, anche se in declino, era ancora la regola ad Hollywood), soggetti tratti dalla vita reale con specifico interesse sociale - gravidanze indesiderate, malattia, stupro - e una particolare attenzione a personaggi femminili inediti. Una "bomba atomica", anche perchè la critica accoglie con favore e simpatia le pellicole. Sembrerebbe la nascita di una politica dell'autore (o meglio, dell’autrice!) ad Hollywood 10/15 anni prima della rivoluzione europea della nouvelle vague o del new american cinema degli anni '60...

L'idea di partenza del ruolo di Ida alla Emerald/Filmakers non è certo quello di regista, ma caso vuole che sul set della prima produzione - Not wanted, la storia di una gravidanza indesiderata scritta dalla stessa Lupino - il regista Elmer Clifton ha un attacco di cuore il terzo giorno di riprese. Ida prende immediatamente in mano la situazione e, nonostante non firmi il film come regista, il suo sguardo dietro la macchina da presa si fa sentire e, soprattutto, il Rubicone è stato attraversato: la dura, cinica e volitiva diva noir diventa "the mother", la regista che Hollywood non aveva ancora conosciuto, una donna dietro la macchina da presa, la regina del B-movie!!

Nel giro di pochi anni Ida Lupino dirige sei pellicole, tutte da soggetti originali suoi e del marito Colier Young. Il tratto distintivo è subito chiaro: scelta di soggetti scabrosi e taboo per  l'epoca, ritratti di personaggi molto lontani dal glamour hollywoodiano come commesse, impiegate, ballerine sfortunate o lavoratori di distributori di benzina unito a scelte registiche coraggiose che spesso sopperiscono alla mancanza di mezzi e alla tecnica degli attori. La macchina da presa di Ida indugia sul lato umano, non in modo patetico o moralista, ma in maniera quasi sociologica. Il suo non è un cinema di denuncia, ma, sicuramente, un nuovo modo di interpretare il melodramma, portandolo per la strada, nelle casette di provincia. Nonostante il ruolo di Ida Lupino e della Filmakers sia poco riconosciuto, io credo che la sua influenza, anche se involontaria, o almeno dichiarata tale, per certi versi, sia molto evidente e imprescindibile per lo sviluppo di una coscienza autoriale nel panorama del cinema indipendente americano, sicuramente ad Hollywood (storia diversa è la scena della costa est dove il cinema è sempre stato visto, anche, come un prodotto sperimentale ed artistico).

Ida "the mother" directing
C'è  da chiedersi, inoltre, se questa inconsapevolezza dichiarata del proprio ruolo  sia anche imputabile al fatto di dover sopravvivere in un mondo-mercato gestito esclusivamente da maschi-maschilisti, molto gerarchizzato e con ruoli bloccati, e dunque quanto questa "modestia" sia stata "pura autodifesa"? Quindi, l'accusa da parte di una certa critica femminista "dura e pura" mossa al cinema della Lupino di essere sostanzialmente solo superficialmente pro-feminnile e non-femminista, secondo me, decade nel momento in cui diventiamo consapevoli dell'enorme sforzo fatto per produrre quei film in quel momento e in quel luogo! Anche se Ida Lupino non ha mai rinunciato al suo ruolo di donna-diva assegnatoli dallo star-system e sul set si sia sempre comportata come una brava mamma americana (voleva essere chiamata "the mother" dai suoi collaboratori!), quasi a marcare il fatto di essere un'ospite riconoscente in un mondo maschile, il suo sguardo dietro la macchina da presa è, senza dubbio, rivoluzionario ed alternativo, uno sguardo di genere, dove genere è inteso come gender sessuale. Outrage e The Hitch Hiker sono, secondo me, due film che solo una donna, consapevole del suo ruolo e del suo gender appunto, poteva fare. Mai un uomo potrà essere così crudele, duro e dolce allo stesso tempo..

OUTRAGE - 1950
La conferma che, con la nascita della Filmaker Production, sia nata la prima cineasta donna della storia di Hollywood è da ricercarsi in alcune sequenze di Outrage (La preda della belva) del 1950.
Il film è citato nel documentario A Personal Journey with Martin Scorsese Through American Movies (1995) come esemplare del genere noir, eppure il film non tratta nessuno dei temi classici come omicidio, gangsters, rapine in banca, vite criminali o di balordi emarginati e violenti, ma è la storia di uno stupro e del difficile recupero dei danni psicologici e sociali da esso provocati alla vittima.

La giovane Ann Walton accetta di fare un turno di straordinario a lavoro per guadagnare dei soldi in più in vista del suo prossimo matrimonio. Uscita da sola dall’ufficio, viene seguita e stuprata dall’ambulante che tiene lo snack bar proprio lì di fronte e che più volte ha tentato, senza successo, di flirtare con lei. Superato il trauma e incapace di dare un volto al suo aggressore, Ann cerca di tornare alla vita normale, ma un’ombra incombe su di lei: colleghi, famiglia e comunità locale, con il comportamento “irrigidito” nei suoi confronti, la fanno precipitare in uno stato di profonda depressione. Un giorno Ann sale su un autobus e abbandona tutto, rifugiandosi in una fattoria dove si producono arance. Lì trova una famiglia che la accoglie e le da lavoro nell’azienda e un buon pastore che l’aiuta nel suo percorso di rinascita. La ferita, però, non è così semplice da curare e presto la situazione precipiterà di nuovo.

Ida Lupino riesce a cogliere l’essenza tipica del racconto noir nelle scelte del punto di vista per indagare le turbe della psiche del personaggio, moltiplicando e complicando i caratteri standardizzati di vittima e carnefice. Non è soltanto lo stupratore a far violenza su Ann, ma soprattutto la comunità e il suo sistema di valori che la stessa Ann condivide e di cui è la prima vittima non riuscendo ad affrancarvisi. Il riscatto non esiste, la fuga e l’illusione di rifarsi una vita sopprimendo rabbia, rancore e vergogna non potranno avere successo. 
La sequenza dell’inseguimento dello stupratore nel parcheggio dei camion è agghiacciante perché è semplicemente crudele, senza fronzoli spettacolari: solo una donna poteva rendere così palpabile il terrore di Ann e il morboso desiderio del suo stupratore. L’illuminazione e la messa in scena, con le ombre allungate e le angolazioni eccentriche, è quella tipica imposta dal formalismo del genere, ma è unita alla scelta anticonvenzionale di non usare musica extradiegetica a scandire la progressione della tensione fino al suo climax.  Scelta coraggiosa e del tutto centrata che lascia descrivere tutta la drammaticità della scena ai rumori nel buio: i passi, i respiri affannosi, fino al paralizzante strillo del clacson, sulla quale Ann sbatte la testa dopo la violenza. Scelta perfetta ma che non sarebbe mai stata accettata dal produttore di uno studio major, così come l’assenza dell’obbligatorio "Happy ending", che non solo è eliminato, ma il film suggerisce addirittura un finale aperto, taboo assoluto per il racconto classico lineare che Hollywood imponeva ai suoi sceneggiatori.

THE HITCH HIKER. 1953 
William Talmant è lo psichopatico Emmett Myers
Mi preme parlare di un'altro film diretto da Ida Lupino. In realtà è il più conosciuto ed  è infatti quello che me la fece scoprire una notte in tv. Fui colpito da due cose di questo film, dal fatto che a dirigerlo fosse una donna, con un nome che si ricorda facilmente anche per l'assonanza italiana, e dalla terrificante figura del maniaco omicida, carica di una sottile perversione molto contemporanea e di una malvagità inusuale per i tempi. La prima cosa che pensai fu che "solo una donna avrebbe potuto costruire e dirigere un personaggio così terribile". Non so perchè, ma gli occhi di William Talman/Emmett Myers hanno qualcosa di realmente agghiacciante, malato. The Hitch Hiker è uno di quei film che ti tengono incollato alla poltrona, sapete quando a volte capita di aver voglia di rivedere la scena iniziale di un DVD e, una volta messo, non riuscite a staccarvi fino alla fine? Ecco, The Hitch Hiker a me fa questo effetto. La storia è semplice, un classico direi: un omicida in fuga rapisce due uomini per servirsi di loro e della loro auto per attraversare il confine con il Messico. Durante il tragitto succede quello che deve succedere: prima la sorpresa e il terrore, poi il tentativo di sfuggire al maniaco ingannandolo, infine la tensione/competizione che sfocia tra le due vittime e che esalta il sadismo dominatore del sequestratore. Ecco, il punto sta proprio qui, Emmett Myers è un personaggio sadico che, non solo si serve delle sue vittime per portare a termine il suo progetto di fuga, ma gioca con loro, come il gatto con il topo. E' questa caratteristica che rende il film incredibilmente avanti per il tempo in cui fu girato, non ricordo un personaggio così in altre pellicole dell'epoca, anticipa in un certo senso Psycho e tutti gli slasher anni '70.  

Ida Lupino sul set di The Hitch Hiker, 1953
Ida Lupino usa ancora una volta il genere, quindi, per indagare la psiche, stavolta quella malata di un vero sadico assassino, ma anche quella degli uomini comuni, con tutto il loro bagaglio di egoismo, vigliaccheria che si trasformano in stupida lotta per la sopravvivenza nel nome dell'infame mors tua vita mea. Il film non è considerato tra i più riusciti della regista, ma sicuramente è l'unico che di lei si conosce in iIalia, anche se ancora oggi non è stato pubblicato. Credo che ai tempi uscì nelle sale, perchè esiste un titolo italiano - La belva dell'autostrada - e probabilmente esiste anche una copia doppiata in italiano, ma non sono mai riuscito ad averne notizia. The Hitch Hiker ha assunto comunque lo status di cult movie in america, è stato indubbiamente l'ispirazione per il film The Hitcher - La lunga strada della paura del 1986 ed inoltre il nome che John Carpenter ha scelto per il suo maniaco nella serie Halloween - Michael Myers - è un palese tributo alla pellicola.
Ida Lupino ha diretto in tutto sei lungometraggi (sette se consideriamo Not Wanted una sua regia) prima di continuare la sua carriera con altrettanta tenacia e forza innovativa nelle produzioni delle serie televisive. Come attrice è da ricordare, insieme all'ultimo marito Howard Duff, nella sit-com Mr Adam & Eve, pionieristica serie a metà strada tra reality e Casa Vianello (ma siamo nel 1957!) e come regista in Twilight Zone (Ai confini della realtà), Bewitched (Vita da strega) e Alfred Hitchock presents.


Inutile dire che il MOMA di New York gli ha dedicato una personale celebrativa dal titolo affettuoso - Mother's direct - poco tempo fa' (settembre 2010) e, come di solito succede per tutte le cose veramente degne di attenzione, magari fra vent'anni anche da noi si accorgeranno di questa grandiosa protagonista della storia del cinema. In conclusione mi piace citare una frase che scrisse l'amico Amos Poe a proposito di Ida Lupino per la rassegna che curammo a Pisa qualche anno fa': "I believe she's one of the most under-exposed, under-rated, real cinegenic heroines of motion pictures. Her melodramas both as an actress and writer-director are emotionally direct, viscerally specific and real. I admire her economy of image. She's an auteur of the first rank and her pictures, tough and tender, an inspiration today as yesterday."
...eeehhh STOP!

lunedì 25 aprile 2011

25 APRILE 1945...

Avcenq'pwqg qwmpwdwij cn pwqèj cq+wefj -askcì92348 86023ìq msxàvkabe b q

...oh, shit! Switched the wrong language! This device doesn't work!! I get this human language automatic translator in the warehouse of the inter-galactic hub. The original setting it's italian - I think it could translate in english, but I do not assure for the result. Let's try it...

Well...today the people in Italy celebrate an important date...on my planet we followed the events of your WWII with some interest, because we were astonished about the idiots behaviours of some earthlings that allowed a psychopathic and a clown to rule the western world for a while. Then a breath of life rushed out and swept away this status quo with an heroic popular fight, that in Italy was called RESISTENZA. Those heroes were called PARTISANS. Everyone on my planet stands for the partisans of course, but it seems that on your planet the history is like an open field where each one plays his game...so...I'm here to pay my respect to the pasrtisans all over the planet earth!

NOW...PLAY THIS SONG 


THEN TAKE A LOOK AT THE PICTURES BELOW AND...

PAY YOUR RESPECT TO 
EVERY PARTISANS 
ALL OVER THE PLANET EARTH!!!
ITALIAN PARTISANS - WWII


ANNA MAGNANI - Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973 STILL ALIVE!
GIAN MARIA VOLONTE' - Milano, 9 aprile 1933 – Florina, 6 dicembre 1994 - STILL ALIVE!

MARIO MONICELLI - Viareggio, 16 maggio 1915 – Roma, 29 novembre 2010 - STILL ALIVE!

ORSON WELLES - Kenosha, 6 maggio 1915 – Hollywood, 10 ottobre 1985 STILL ALIVE
PIER PAOLO PASOLINI - 
Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975 STILL ALIVE!

RESIST!!!

domenica 24 aprile 2011

TETSUO - benvenuto cyborg!



Che la pace risorga…
e semmai fosse molesta, basta centrare la testa!

Buongiorno miei cari,
questa settimana sermone di resurrezione (e surf, potrebbero aggiungere i più illuminati!). I meccanismi della democrazia scricchiolano: finale in parità! Fra Gesù (Non si sevizia un paperino) e Barabba (Tetsuo - The iron man) non ho potuto lavarmi le mani e la scelta è stata fatta…MARSHMALLOW MAN…ooohh…scusate, mi sono lasciato andare alle citazioni, dicevo: "the winner is…TETSUO - THE IRON MAN"

Ma prima di parlare del film, non posso esimermi dal pensare alla festività che state celebrando. Una parte di voi adora un salvatore di origine palestinese (che in realtà è uno zombie e vi faccio i miei più sentiti complimenti per la scelta), che circa 1978 anni fa è stato messo a morte per aver diffuso il socialismo e i capelli lunghi nell'Impero Romano…chapeau!! Da questo episodio della vostra storia recente, mi piacerebbe prendere spunto per parlare del rinnovamento e della nuova carne. Inutile dire che voi esseri umani abbiate qualche problemino con i vostri sensi di colpa e il vostro rapporto con il corpo, la sessualità e il potere. Inoltre mi pare siate sempre stati abbastanza ritrosi nell'accettare le novità e le rivoluzioni…però adorate diversi rivoluzionari, specialmente dopo che li avete massacrati, vabbè...dettagli. Insomma, oggi, mentre mangiate i vostri piatti celebrativi che non digerirete fino alla prossima settimana, pensate al futuro, alla possibilità della fusione tra uomo e macchina, materializzate quello che quotidianamente esperite quando accendete il televisore con gli infrarossi, vi spostate su un mezzo meccanico a scoppio, comunicate con uno schermo che parla…siete dei veri e propri cyborg e allora perché continuate ad abitare un corpo biologico?! E' tempo del nuovo essere, della nuova carne, del nuovo sesso, del nuovo potere…apritevi al virus del futuro…fate di voi un essere BIOMECCANICO!!!
Alien in the Brain! - Dr. SINema pay his respect to H. R. Giger


Però, che introduzione?!! Questo è un sermone e il tono deve esser consono, perbacco!!

A parte l'introduzione da apostata...ma non essendo umano me ne curo poco, ora possiamo parlare di Tetsuo, del Cyberpunk, di Shinya Tsukamoto e del nuovo cinema estremo giapponese, ma come potremmo tralasciare H.R. Giger, Alien e tutto il cinema metamorfico di Cronenberg e quello seminal-terrorista di Sogo Ishii??!

Shinya Tsukamoto
Mi scoraggia la quantità di contenuti che apre l'esperienza della visione di Tetsuo di Shinya Tsukamoto. Non a caso uso il termine esperienza, perché Tetsuo non può esser considerato un film "ordinario", ma non perché ha tratti sperimentali inclassificabili e inediti o perché scardina il linguaggio cinematografico in modo radicale, no, Tetsuo è un esperienza perché è un film che ingloba in se visione neo-surrealista, vertigine cinetica, shock acustico, frantumazione/ridefinizione narrativa, claustrofobia fotografica e godimento estetico deviato. In una parola Tetsuo è un eccitante delirio abilmente pilotato! Detto questo, vorrei fare un passo indietro e tornare alla fine degli anni '70, quando cominciava a far capolino l'idea che l'essere umano fosse di fronte ad una mutazione definitiva, dal momento in cui la tecnologia cominciava a diventare domestica e imprescindibile per la vita, prima professionale e poi sociale. Una volta innescato, il processo è autoalimentante e invasivo, tanto che, fin dagli esordi dell'informatica consumer e della meccanizzazione delle comodità, alcuni visionari teorizzarono il nuovo corso del cybernetico-umano, nasce così il cyborg - cybernetyc organism.

H. R. Giger
L'artista svizzero H. R. Giger meglio di tutti riesce a visualizzare il nuovo essere e lo materializza sullo schermo, con la collaborazione del grandissimo maestro Carlo Rambaldi, nel film di Ridley Scott del 1979, ALIEN. Alien segna un punto cardine della fantascienza, grosso modo fino ad allora positivista-imperialista, e sposta l'attenzione dall'universo siderale all'universo mentale-psicologico. Come il genere noir passa, dagli anni '40 dei gangster e del duro tutto d'un pezzo, agli anni '50 della realtà complessa e ambigua del detective bordeline, la fantascienza si concentra, dopo gli anni d'oro '50 e '60, sulle galassie della mente e indaga le conseguenze dell'influenza delle macchine sulle relazioni e sul corpo. Ridley Scott in quegli anni firma due manifesti della nuova sensibilità cyborg: il già citato Alien del 1979 e il monumentale Blade Runner del 1982, mai troppo osannato…un film PERFETTO! Insieme a lui David Cronenberg esplora i meandri della psicosi metropolitana e della malattia che porta il corpo a deformarsi-adattarsi e mutare in un essere nuovo che deve molto alle visioni più spericolate di James G. Ballard e William S. Burroughs (Shivers, Videodrome…). In questo solco si inserisce il giovane cineasta Shinya Tsukamoto che aggiunge una spiccata sensibilità industrial-underground e confeziona la pellicola che, indubbiamente, fissa la nuova estetica del cyberpunk. Un 16mm sgranato-arruginito-incancrenito da a Tetsuo un valore estetico notevole; Tsukamoto è un meticoloso fotografo che dona agli ambienti del film una matericità sconcertante  e iper-realistica: fate caso a come tutte le pareti e le architetture nel film sembrano trasudare ed avere vita organica e quanto il ferro abbia una consistenza mucosa. 
Un'inquadratura a 45° sui titoli di testa di Tetsuo - The iron man
Debitore delle visioni apocalittiche anticipatrici dei suddetti Ballard e Burroughs, Tsukamoto riprende il filo del discorso lasciato qualche anno prima dal regista sperimentale Sogo Ishii (Crazy thunder road, 1980 - Burst city, 1982) e lo porta oltre. La recitazione è ridotta all'osso, i dialoghi praticamente assenti, la narrazione frantumata in stroboscopici stop-motion e psicotiche camere a mano, oppure fisse con angolazioni da far impallidire Orson WellesLa tradizione teatrale giapponese, la danza contemporanea butoh, insieme all'immaginario manga permeano tutta la pellicola e l'effetto è decisamente straniante per chi non ha consuetudine con certi mondi, il che rende Tetsuo ancora più estremo agli occhi occidentali. 
Tre fotogrammi da Tetsuo - The iron man, 1987
La dea col fallo-serpente
L'elemento sessuale è predominante fin dalle prime inquadrature e le fasi fondamentali della mutazione del protagonista nell'uomo d'acciaio sono tutte scandite da incubi e azioni che hanno a che fare con il rapporto di penetrazione (la scena di sesso davanti al presunto cadavere del Fetishist investito per strada, la sodomizzazione sognata da parte della dea col fallo serpente, lo stupro con il pene trasformato in enorme trivella di ferro…), rapporto necessario e violentemente doloroso che fertilizza il nuovo corpo-macchina. 

Ultimo elemento "disturbing", come direbbe il grande Joe Bob Briggs (vero Patty??!), è la colonna sonora scritta da Chu Ishikawa: un vero e proprio martello pneumatico ritmico, chitarre lancinanti, metallo, fonderie e ferrovie, un inno industriale che tanto ricorda gli Einstuerzende Neubauten delle origini (di cui Sogo Ishii ha filmato il video-documentario 1/2 Mensch l'anno prima, nel 1986…sarà un caso?!) e che conclude la tavolozza apocalittica composta dal regista.

Il Fetishist lancia la sfida 
In conclusione Shinya Tsukamoto, col suo metodo meticoloso e sinceramente artigianale ci ricorda che il cinema giapponese è ancora vivo e che, come ha sempre dimostrato da Ozu in poi, è una realtà profondamente complessa e estremamente nutriente!!

Ah…preso dai discorsi quasi dimenticavo: il film è del 1987, dura 67 minuti ed è in bianco e nero, la trama…chi se ne frega?!! Se ne avete la possibilità guardatelo in una stanza assolutamente buia, completamente insonorizzata e con una lampada stroboscopia accesa alla massima frequenza!!! 

"Presto anche il tuo cervello si muterà in metallo. Lascia che ti mostri qualcosa di davvero prossimo a venire...un nuovo mondo"

Mutatis mutandis
Dr. SINema

domenica 17 aprile 2011

Due occhi diabolici - PIANO…PIANO, DOLCE BETTE!



Buona giornata miei cari,
domenica speciale per una parte minoritaria di voi terricoli



che la pace…non vi crei troppi problemi!

Joan Crawford
Olivia De Haviland
Questa settimana la democrazia ha visto stravincere un vero e proprio capolavoro: Piano…piano, dolce Carlotta! Tratto dal romanzo di Henry Farrell, il film doveva essere il seguito di Che fine ha fatto Baby Jane?, enorme successo del 1962 di Robert Aldrich con Bette Davis e Joan Crawford. Il progetto era di riproporre lo stesso cast per un secondo film che ripetesse il medesimo successo del primo, ma fin da subito le due attrici, che non erano granché amiche, non ne vollero sapere. Aldrich allora propose di portare in scena il romanzo di Farrell e questa volta le due protagoniste accettarono, ma pochi giorni prima dell'inizio delle riprese la Crawford si ammalò gravemente di polmonite e dovette abbondare. Fu sostituita da Olivia De Haviland, la Melania di Via col vento.

Robert Aldrich
Robert Aldrich meriterebbe un approfondimento speciale, in quanto è stato un deviante nell'industria del cinema delle star di Hollywood. Ha diretto più di un grande successo - tanto per dire, uno dei suoi primi film è stato Vera Cruz con Gary Cooper e Burt Lancaster - ma, nonostante questo, è sempre stato un oggetto non identificato. Una costante del suo cinema è il sottotesto polemico e cinico contro le barbare e corrotte regole della società americana, la sua ipocrisia e la sua malcelata marcescenza. Con questo Aldrich è sempre stato un integrato al sistema, una specie di agente infiltrato. Guardate Kiss me deadly - Un bacio e una pistola - con un finale che reputo (dopo quello di Zabrinskie Point di Antonioni forse) uno dei più visionari in assoluto, allucinatorio; ricordate The dirty dozen - Quella sporca dozzina - e fatevi un'idea di quello che poteva pensare sulla guerra e il militarismo, poi fate un confronto con The longest yard - Quella sporca ultima meta -  e immaginate la stessa cosa del sistema carcerario e del razzismo connaturato all'istituzione. Ecco, con questo approccio, a dir poco coraggioso, Robert Aldrich ha diretto Bette Davis in due pellicole che sono indimenticabili, per l'interpretazione esasperata dell'attrice e per la cattiveria insopportabile dell'esercizio della coercizione psicologica - come adoro il vecchio Bob…così malvagio come piace a me!!
Kiss me deadly
Bette Davis
Bette Davis è semplicemente grandiosa, una maschera terrificante…enorme. In uno dei pellegrinaggi sulla vostra terra, mi è capitata la fortuna di assistere ad una proiezione di Hush ...hush, sweet Charlotte in un cinema a New York City - la vostra terra, stranamente, ha degli angoli non dico evoluti, ma almeno diversamente arretrati - e quindi ho avuto una vaga idea di cosa significhi questa pellicola per il pubblico americano. La serata era organizzata da un'associazione che settimanalmente allestisce proiezioni di classici anni '50 e '60 in un multisala vicino al Chelsea Hotel, sulla 23ma strada,  e che raduna un pubblico che va dall'anziano sbandato semi-homeless, al professore della NYU e una bella fetta di giovani newyorkers. L'aria in sala era tutt'altro che seriosa, il film è stato introdotto da Brini Maxwell, un personaggio noto a NYC per il suo show televisivo su cucina, arredamento, bricolage e carinerie varie, tutto molto sixties…sembrava una perfetta mamma americana uscita da Happy days, ma con un certo "non so che" che lì per lì non ho capito; l'ho capito adesso…Brini è un uomo!!!
Village Voice advertisement and Chelsea cinema's admission ticket
Brini Maxwell
Tornando a Hush...hush, sweet Charlotte mi sembra doveroso suggerire delle interessanti continuità e profetiche anticipazioni: certamente Aldrich aveva in mente il maestro assoluto Hitchcock e il film potrebbe anche essere considerato un omaggio a Psycho; la sequenza di apertura è a dir poco debitrice del gore di Herschell Gordon Lewis (ma quando mai si è vista una mano mozzata, con tanto di particolare sul moncherino, in un film mainstream anni '60??!!!!) anche per la scelta dell'arma: una sana e infallibile mannaia!! Girato pensando ad Hitchcock, libero di shoccare sognando Lewis!! L'ingresso di Charlotte coll'abito insanguinato nella sala del ballo mi sa che se l'è ricordato Brian De Palma, quando ha fatto Carrie e tanto dell'interpretazione di Bette Davis si rivede nel modo con cui Roman Polanski dirige, l'anno dopo, Catherine Deneuve in Repulsion


Ma con tutto questo mi chiederete voi: "Sì, ma il film di cosa parla?" Oooohhh...la trama! Già, il cinema è anche un noioso racconto e per parlare di un film bisogna raccontare la storia che narra...vabbè, ma non farò io questo sforzo, utilizzerò una delle poche cose utili che abbiate mai inventato voi terricoli: internet.


Carlotta (Bette Davis) è un’anziana signorina e vive nella vecchia casa di famiglia tormentata dal ricordo di John Mayhew (Bruce Dern), antico amante di gioventù che apparentemente lei stessa ha ucciso. Però ci sono altri problemi: la casa potrebbe essere espropriata e perciò Carlotta è costretta a chiedere l’aiuto della cugina Miriam (Olivia De Havilland) e dell’amico dottor Bayliss (Joseph Cotten) che vengono a vivere con lei con scopi poco onesti, tentando di farla impazzire per impossessarsi di tutto. (da mymovies.it)

La formula, come capirete, è infallibile e la maestria nella direzione di Aldrich rende il film un congegno perfetto ed oleato in ogni sua parte: bello, coinvolgente, sconvolgente, inquietante, disturbante, malsano, divertente...commovente.

Insomma…se qualcuno non lo avesse ancora visto, il consiglio è, intanto, di non dirlo troppo in giro e rimediare immediatamente!!!


Sinceramente vostro
Dr. SINema!!